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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Recensione 'Il rumore delle cose che iniziano' di Evita Greco - Rizzoli


Cosa faresti se la tua bambina avesse paura di andare a scuola? Cosa le diresti per convincerla a farsi coraggio? Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un’orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazze riempite di caffè… Ma nella vita non sempre sappiamo riconoscere le cose belle. Quando perdiamo fiducia in noi stessi, quando qualcuno ci tradisce, o ci dice addio, sembra che nulla possa davvero iniziare. Ada ci pensa spesso, ora che nonna Teresa è ammalata. Nei corridoi dell’ospedale la paura di restare sola è così forte da toglierle il respiro, ma bastano due persone per ricordarle che si può ancora sorridere: Giulia, un’infermiera tutta d’un pezzo, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione imprevista. Perché è proprio quando il mondo sembra voltarti le spalle che devi ascoltarne i rumori, e farti trovare pronta. Guardati intorno, allunga la strada, sbaglia a cuor leggero e ridi più spesso che puoi. Ogni volta che qualcosa finisce, da qualche parte ce n’è un’altra che inizia.

AUTORE: Evita Greco
EDITORE: Rizzoli
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 marzo 2016
PAGINE: 328

TRAMA: 3  PERSONAGGI: 2  STILE: 3  COPERTINA: 4 



 
Ho aperto questo libro aspettandomi una storia tenera, di quelle che solo una nonna e una nipote sono in grado di raccontare.
Ho aperto questo libro e, devo riconoscerlo, l'ho anche letto in fretta (meno di due giorni).
Ma di questo libro non mi è rimasto praticamente nulla se non la sensazione di essermi ritrovata a trascorrere poco più di 24 ore in compagnia di due donne con cui non sono assolutamente riuscita ad entrare in simpatia e di una storia che ho trovato particolarmente labile, inconsistente e, a tratti, anche banale.

Evita Greco ci racconta la storia di Teresa e di sua nipote Ada. Sarà la nonna a prendersi cura di lei sin da quando, appena bambina, le verrà affidata dalla madre.
Sarà proprio questo abbandono a contraddistinguere la vita di Ada che crescerà con una forma di insicurezza anche poco latente.
Purtroppo, devo ammettere che proprio il personaggio di Ada è quello che mi è rimasto più indigesto.
L'ho trovata particolarmente scialba, quasi fastidiosa ed insulsa. Il suo atteggiamento un po' svampito,  quasi avesse sempre la testa tra le nuvole, l'ha resa poco credibile.
Che una donna possa portarsi dietro dei traumi per l'abbandono della madre, ci sta. Ma che arrivi ad essere come Ada, diciamocelo, è poco credibile.

Teresa, da par suo, è un personaggio quasi inesistente. L'autrice ce la presenta in un letto di ospedale, afflitta da un tumore in fase terminale e soggetta a varie ed aggressive terapie. La vita di questa donna ci viene proposta attraverso i ricordi della nipote.

Come potrete immaginare, buona parte della storia si svolge proprio tra le mura dell'ospedale in cui Teresa è ricoverata. Sarà qui che Ada conoscerà Matteo e anche Giulia, l'infermiera del reparto di oncologia che si prende cura della nonna.
Una cosa che ho trovato particolarmente strana è che, nonostante l'attaccamento di Ada alla figura della nonna, quando questa verrà a mancare, il dolore di Ada stessa sarà più proiettato alla perdita di Matteo che non a quella della nonna che l'ha cresciuta, le ha fatto da madre e da cui lei dipende in tutto e per tutto.

Le prime 200 pagine sono piatte e noiose. La storia si trascina quasi senza scopo, non accade nulla, i personaggi sembrano vagare da una pagina all'altra come se non avessero di meglio da fare. Tanto che, più volte, mi sono chiesta dove la Greco mi volesse portare, se avesse intenzione di far accadere qualcosa o se sarei stata costretta ad arrivare a fine storia trascinandomi anch'io come Ada e Teresa.
Arrivati oltre la metà, ecco quello che, forse, nelle intenzioni dell'autrice, doveva essere un colpo di scena. Peccato che, tutto sommato, un lettore appena esperto, abbia già fiutato tutto molte pagine prima.
A dare il colpo di grazie a questo romanzo, è lo scontatissimo lieto fine.

Insomma, una di quelle letture che, escludendo l'encomiabile stile dell'autrice, non mi ha lasciato nulla di più se non una latente sensazione di fastidio e irritazione.



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CONVERSATION

26 pensieri dei lettori:

  1. Uh, peccato.
    M'ispirava e l'autrice, proprio in settimana, leggendomi nel pensiero, mi ha scritto per propormelo. Per una volta, spererei di non essere d'accordo con te, ma di solito concordiamo. Chissà!

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    1. Mi pare di aver letto, tra i tanti commenti, che anche L'annusalibri non lo stava apprezzando. Spero che a te vada meglio, perché io ho fatto davvero fatica a finirlo.

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  2. L'altro giorno l'ho preso dallo scaffale, decisa a comprarlo affascinata dalla storia di una nonna ebuna nipote. Poi qualcosa mi ha cspinto a rimetterlo giù...eri tu che urlavi dalla stanza librosa?
    Denaro ma soprattutto tempo prezioso rsparmiato, direi!
    Mi tocca anche ringraziarti

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    1. Visto a che punto siamo? Ti tocca ringraziarmi! Comunque sì, ero io che urlavo! Come dice sempre Tessa, la soavissima voce della Libridinosa!!

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    2. Eccomi, Soavissima! il libro mi intrigava, ora mi intriga molto meno (e poi sarebbe il quarto libro in due mesi con malati terminali e ospedali e non credo di potercela fare).

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    3. Ah! Mi scuso per la digitazione sconclusionata, ma ero da cellulare e, prima che me lo dica tu, sottolineo che io non sono Siri-dotata.

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    4. Tranquilla, Siri è in grado di scrivere ben di peggio!

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  3. Visto che è stato "tanto rumore per nulla", passo parola 😆
    Un abbraccio

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    1. ahahahah...Visto che brava? Ti allungo la wishlist, ma sono anche in grado di farti risparmiare ;)

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  4. Mmmh. Mi aspettavo qualcosa di diverso, le atmosfere ospedaliere non fanno per me!

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  5. caspita,mi è appena arrivato dalla biblioteca...

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    1. Guarda il lato positivo: non hai speso soldi per averlo!

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  6. Interessante questa recensione, peccato mi ispirava! Mi piace molto il tuo blog, anche io ne ho una in cui tra le cose parlo di libri, ti andrebbe di seguirci a vicenda?:)

    http://julesonthemoon.blogspot.it/

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  7. allora adesso aspetto l'incontro con Evita Greco ihihih, magari l'anno prossimo al salone

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  8. La trama mi aveva incuriosita molto ma la tua recensione mi ha completamente distolta dall'idea di leggerlo. Mi dispiace che siano state 24h non ben investite :(

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  9. Anch'io ho letto il libro, colmo di mille aspettative perché lo stile di scrittura è molto interessante....ma concordo con te, personaggi superficiali trama inesistente e banale. Sinceramente non lo consiglierei. Peccato!

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    1. Peccato per voi che non lo avete apprezzato. Credo che un libro del genere o lo si ama perdutamente o lo si considera scialbo. Non è nel delineare la personalità dei personaggi, senz'altro un pò stereotipati, ma nelle sensazioni che sa suscitare in noi che sta tutta la forza di questo libro. Lo definirei tanto lieve nella delicata poesia di queste donne uniche e questo uomo piccolo e pavido, quanto potente per quello che ha provocato in me. Un libro che sa parlare ai ricordi, che ti suggerisce con la sua delicatezza l'importanza dei gesti semplici che ci fanno amare gli altri e che piano piano danno forma ai nostri giorni. Prima di dire "peccato" provate a leggerlo. Forse non saranno 24 ore sprecate...

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