domenica 7 agosto 2016

agosto 07, 2016 4

Chiuso per ferie

Il momento è giunto! Da oggi e per le prossime tre settimane il blog sospenderà tutte le pubblicazioni!

In questo periodo troverete dei piccoli aggiornamenti sulle mie letture pagina Facebook e sul mi profilo Instagram.

Per quanto riguarda il blog, vi aspetto sempre qui a partire dal 29 agosto!
E vi anticipo già che, oltre alle consuete recensioni e rubriche, con settembre arriveranno anche piccole novità e sorprese!

Che andiate in montagna (e sappiate che vi invidio!), al mare, in campagna o che, come me, rimaniate tra le pareti domestiche, cercate di riposare, ridere, godervi il tempo libero e, soprattutto, leggere!!!

Buone vacanze a tutti!





sabato 6 agosto 2016

agosto 06, 2016 10

Recensione "La costola di Adamo" di Antonio Manzini - Sellerio

Secondo caso per il controverso vicequestore Rocco Schiavone nella gelida Aosta. Un personaggio fuori dagli schemi: scontroso, irritabile, trasgressivo al limite del lecito, ma con un senso della giustizia tutto suo. Una donna, una moglie che si avvicinava all’autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell’oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l’ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali.
«Il vicequestore sorrise nel pensare alla somiglianza che sentiva tra lui e quel cane da punta». Rocco Schiavone ha la mania di paragonare a un animale ciascuna delle fisionomie umane che gli si para davanti. Ma più che il setter che gli suscita quell’accostamento, lui stesso fa venire in mente uno spinone, ispido, arruffato e rustico com’è: pur sempre, però, sottomesso all’istinto della caccia. È uno sbirro manesco e tutt’altro che immacolato, romano di conio trasteverino, con una piaga di dolore e di colpa che non può guarire. Ad Aosta, dove l’hanno trasferito d’ufficio, preferirebbe tenere le sue Clarks al riparo dall’acqua e godersi i suoi amorazzi, che non imbarcarsi in un’altra inchiesta piena di neve.
Una donna, una moglie che si avvicinava all’autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell’oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l’ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali.
Per dissolverla, il vicequestore Rocco Schiavone mette in campo il suo metodo annoiato e stringente, fatto di intuito rapido e brutalità, di compassione e tendenza a farsi giustizia da sé, di lealtà verso gli amici e infida astuzia. Soprattutto, deve accettare di sporgersi pericolosamente verso il mondo delle donne, a respirare il carattere insinuante, continuo, che assume la violenza quand’è esercitata su di loro. Ogni interrogatorio condotto da Schiavone accende la curiosità della prossima rivelazione, ogni suo passo sollecita l’attesa del nuovo indizio, mentre intorno si sparge contagiosa la crescente sua commozione, si trasmette il suo malumore, e si fa convincente il pessimismo sgorgato dal suo «baratro di tristezza».
Le storie nere con Rocco Schiavone restano impresse. Per la geometrica densità dell’intreccio; per la cesellatura minuziosa di un personaggio la cui immagine ha la forza di uscire dalla pagina.

Autore: Antonio Manzini
Editore: Sellerio
Data di pubblicazione: 9 gennaio 2014
Pagine: 296

Trama: 5  Personaggi: 5  Stile: 5  Copertina: 4 




giovedì 4 agosto 2016

agosto 04, 2016 24

Lettura a quattrocchi " Leaving" di Jodi Picoult - Corbaccio

Sono passati dieci anni da quando Alice Metcalf, etologa presso il Rifugio per elefanti del New England, è misteriosamente scomparsa in seguito a un grave incidente. La figlia Jenna aveva tre anni all’epoca e da allora, a dispetto della ostinata rassegnazione di sua nonna e della totale assenza di suo padre, non ha mai smesso di pensare a sua madre e di sperare di vederla ricomparire all’improvviso. Finché un giorno si fa coraggio e decide di chiedere l’aiuto di due improbabili alleati: Serenity, una sensitiva ormai non più sulla cresta dell’onda, e Virgil, il detective che conduceva le indagini sul caso e che ora, tra un whisky e l’altro, svolge in proprio inchieste di ogni tipo. Jenna cerca gli indizi di una possibile traccia nel diario di sua madre, e apprende che Alice era particolarmente interessata a studiare il rapporto che gli elefanti femmina instaurano con i loro figli, a come elaborano il lutto e a come è organizzata la loro memoria. Pur temendo di averla persa per sempre, si convince ancora di più che sua madre non può averla abbandonata di sua volontà, che il legame che aveva instaurato con lei da bambina era speciale e che qualcosa l’ha indotta a fuggire. Grazie anche all’aiuto di Serenity e Virgil, la memoria di quel che accadde si fa in Jenna sempre più circoscritta, le immagini della madre e degli eventi di cui è stata protagonista diventano sempre più nitide e iniziano a susseguirsi a ritmo crescente. In un vortice ipnotizzante di ricordi, i tre si trovano coinvolti in una ricerca ricca di colpi di scena il cui esito nessuno di loro può dare per scontato. Ma per scoprire cosa è successo veramente ad Alice, si renderanno conto che dare una risposta a domande difficili implica anche essere pronti ad affrontare risposte ancora più difficili da accettare…

Titolo: Leaving
Autore: Jodi Picoult
Titolo originale: Leaving time
Traduzione a cura di: Lucia Corradini Caspani
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: 28 aprile 2016
Pagine: 420

Trama: 2  Personaggi: 2  Stile: 3  Copertina: 2 





*commenti in rosso di Lea del blog Due Lettrici quasi Perfette*

Eccomi qui! Prima conoscenza (e sicuramente ultima !) con Jodi Picoult. E no, non cominciate ad insistere, a dire che devo darle un'altra chance, che scrive generi tanto diversi e dovrei provare altro. 
Io e lei ci siamo già dette addio! (no, dai Laura, sei troppo perentoria: rimanda l'esecuzione dopo che, fra quattro, anzi sei mesi, ti sarai ripresa e leggerai il suo libro più bello che è....appena lo scopro te lo dico)

Di cosa parla questo libro? Di elefanti. E poi? Di elefanti, elefanti ed elefanti! (in effetti abbiamo Maura, Hester, Kagiso, Syrah, Dionne, Wanda, Wimpy, Ursula e mooolti altri)
Belli gli elefanti, eh! Per carità: mastodontici, simpatici... certo, non esattamente l'animale che tutti vorremmo tenerci in casa, ma carini! Ma da qui a leggerne vita, morte e miracoli per più di un terzo del romanzo, ce ne passa! (più di un terzo? sei troppo buona in questo caso!)

Ad intervallare tutte le nozioni da documentario stile National Geographic, c'è la storia di Jenna, tredicenne alla disperata ricerca della madre, Alice, sparita ormai da un decennio. 
La Picoult ci descrive Jenna come la classica adolescente poco integrata, secchiona, solitaria. 

Per le prima 80 pagine la storia scorre che è una meraviglia (nonostante il documentario di cui sopra, che, però, risulta inizialmente anche abbastanza interessante!). Poi il crollo: il ritmo rallenta, la storia diventa noiosa, prolissa, spossante. 
Già dopo le prime 100 pagine si ha la sensazione che l'autrice abbia iniziato ad allungare il brodo con una sicumera di nozioni, dettagli e descrizioni che non hanno fatto altro che rendere snervante quella che, invece, era una storia con un certo potenziale. (secondo me lo ha fatto di proposito, per rendere il finale ancora più sconvolgente perchè senza tutta questa attesa assurdamente dilatata non avrebbe avuto lo stesso potere dirompente)
Storia che ci viene narrata da più voci: quella di Jenna, quella di Alice, quella di Virgil (il detective assunto da Jenna per ritrovare la madre) e, infine, Serenity, la sensitiva. 
Ecco: le parti narrate da Alice, personalmente, le avrei stracciate, pagina dopo pagina, perché sono quelle che, personalmente, ho trovato più noiose e, a tratti, quasi inutili. (veramente a me hai scritto che se Alice non era morta, per il nervoso, la facevi volentieri fuori tu! pauraaaa)

Viceversa, un po' più di brio, almeno inizialmente, si riscontra nella narrazione di Serenity, che tende a dare un certo sollievo alla lettura! (Serenity con i suoi capelli rosa zucchero filato è un gran personaggio)

In conclusione, per la prima metà della lettura, il mio parere era abbastanza positivo; ma è definitivamente ed irrimediabilmente crollato man mano che le pagine scorrevano tra le mie mani.
Grazie Jodi, a mai più rileggerci! (noooo, gli elefanti non dimenticano, come le fan della Picoult! lo sai, vero, che è una delle scrittrici preferite della Stefania??a tuo rischio e pericolo)

*i miei commenti alla recensione di Lea, nel suo blog*



lunedì 1 agosto 2016

agosto 01, 2016 19

Novità nella Stanza Librosa Luglio 2016 + To Be Read Agosto 2016

Buongiorno miei adorati lettori! Come procede la vostra estate? Io non posso lamentarmi! Non sto facendo nulla di particolare, ma ho più tempo libero del solito e, almeno dal punto di vista delle letture, questa cosa è molto proficua!
Vi avviso sin d'ora che ad agosto il blog si fermerà per tre settimane: dall'8 al 28 agosto non troverete alcun post. Tutte le pubblicazioni riprenderanno regolarmente il 29 agosto. Ovviamente, sarò attiva sulla pagina Facebook e sul profilo Instagram con piccoli aggiornamenti sulle mie giornate e le mie letture!


CARTACEI


  • Messalina - Marisa Ranieri Panetta acquisto Amazon
  • Belgravia - Julian Fellows acquisto Amazon
  • 7-7-2007 - Antonio Manzini acquisto Amazon
  • Il matrimonio di mio fratello - Enrico Brizzi acquisto Giunti
E-BOOK


  • Ladra - Sara Waters omaggio Kobo
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A luglio ho letto 9 libri per un totale di 3272 pagine

La To Be Read di luglio

Strane creature - Tracy Chevalier abbandonato
Torta al caramello in Paradiso - Fannie Flagg
Vita dopo vita - Kate Atkinson
Stanza, letto, armadio, specchio - Emma Donoghue
Pista nera - Antonio Manzini
Piccole sorprese sulla strada della felicità - Monica Wood

Ai quali si sono aggiunti

La vita perfetta - Renée Knight
La carriera di un libertino - M. C. Beaton
Il matrimonio di mio fratello - Enrico Brizzi
Belgravia - Julian Fellows

   
  
  
cliccando sulle copertine verrete rimandati alla recensione
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E come sempre, la To Be Read di Agosto



Leaving - Jodi Picoult
La cattedrale del mare - Ildefonso Falcones
Il romanzo perduto dei Borgia - Sara Poole
La costola di Adamo - Antonio Manzini
Sarai per sempre mia amica - M. O. Walsh


domenica 31 luglio 2016

luglio 31, 2016 14

Diario di bordo #13


Buongiorno lettori e buon sabato a tutti! Torna, dopo una settimana di pausa, Diario di Bordo. E vi avviso già che sarà l'ultima puntata per quest'estate. La pubblicazione di questa rubrica riprenderà, regolarmente, a settembre!

Allora, vediamo un po' di riprendere il filo del discorso dove lo avevamo interrotto...

Giovedì 14 ho definitivamente mollato "Strane creature" di Tracy Chevalier. So che tanti di voi lo hanno amato, ma io non ce l'ho proprio fatta: questa zitella imperitura che passa la sua vita scavando mi ha dato sui nervi come pochi altri personaggi!
In alternativa, mi sono gettata a capofitto in un thriller della Piemme, La vita perfetta di Renée Knight. Che dire? Un libro di quelli senza infamia e senza lode che, a distanza di poche settimane, è già caduto nel dimenticatoio, ma che, tutto sommato, durante la sua lettura mi ha fatto trascorrere qualche ora piacevole!

Domenica 17 ho fatto una capatina in libreria, spinta dal Suggeritore, dove mi attendeva un'intonsa quanto corposa copia de Il matrimonio di mio fratello di Enrico Brizzi. Bello, bellissimo! Una storia meravigliosa che si divora in pochi giorni e rimane nel cuore. Ma no, se ve lo steste chiedendo, non soppianta quelli di Lorenzo e no, io non sono diventata quella di Brizzi!!!

Lunedì 18 ero sveglia già alle 6. No, niente insonnia! Semplicemente fremevo all'idea di ascoltare la mia intervista per Radio Libri!!! E, soprattutto, volevo essere sicura di non aver detto cretinate (che con me non si sa mai!).

Lunedì 25, mentre io mi avvicinavo a "Belgravia" di Julian Fellowes, Laura 2.0 chiacchierava amabilmente con due lumachine che hanno deciso di soggiornare nel suo giardino!

Visto che carine? Dovete sapere che Laura 2.0 ha una profonda passione per (quasi) tutti gli animali che popolano il nostro pianeta. Se io davanti ad un ranocchio urlo e mi chiudo in casa, lei, invece, lo accoglie benevola nel suo giardino e ci diventa amica! Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegarle che, baciandolo, non otterrà un Manzo Nordico! Ma chi ha il coraggio di distruggere le sue piccole illusioni? Io no! 
Nel pomeriggio, complice la presenza di Coniuge in casa, mi è venuta la felice idea di rivoluzionare la Stanza Librosa! Avevo voglia di cambiare, avevo voglia di avere più spazio a disposizione, ma soprattutto avevo una costante paura di vedere volare il mio amato Poldo (leggi iMac) giù dalla scrivania.
Così, dopo aver svuotato tutte le librerie, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo rivoluzionato tutto!
Il risultato, almeno per me, è soddisfacente! E ho anche recuperato un bel po' di spazio per i libri che arriveranno!!!

La Stanza Librosa

Eh eh... adesso Poldo non può cadere!

Ma sì, Laura, dalla una sistemata al disegno!

Allora, che ve ne pare? Io la adoro, se possibile ancor più di prima! Certo, per tre giorni non ho praticamente aperto un libro e "Belgravia" è lì che mi fissa paziente, ma ne è valsa davvero la pena!!!

Siamo giunti a giovedì 28. È sera mentre scrivo questo pezzo, sono stanca, ho solo voglia di buttarmi in poltrona e leggere. Coniuge è ad una cena di lavoro e Figlio guarda un documentario sull'Universo e i buchi neri.
Tra una settimana il blog andrà in ferie e quest'anno ho deciso di fermarmi per ben tre settimane, quindi ci rileggeremo dal 29 di agosto. Cercherò di aggiornare il più possibile sia la pagina Facebook che il profilo Instagram, così da non perdere del tutto il contatto con voi! Sono stati mesi intensi, pieni di cose belle, ma anche di tanti piccoli problemi che mi hanno portata a prendere decisioni drastiche. Sento l'esigenza di staccare la spina, di leggere solo per il piacere di farlo, senza nessun vincolo e nessuna scadenza. 
Settembre si avvicina e sarà un mese davvero pieno sia dal punto di vista personale che come blogger!

Ma prima di lasciarvi, ecco una piccola chicca accaduta a Laura 2.0 nella mattina di venerdì 29. Come vi ho detto sopra, Laura 2.0 vive in funzione del mondo animale. Venerdì, mentre apriva l'ombrellone in giardino, ha sentito un piccolo tonfo; guarda giù e... toh, c'è ranocchio! E se io (e chissà quanti di voi!) sarei scappata a gambe levate per barricarmi in casa e chiamare la disinfestazione, lei, invece, che fa? Si preoccupa di non averlo ucciso! Lei... Rospo scimunito decide di dormire dentro l'ombrellone e lei ha l'ansia di averlo ammazzato. Per la cronaca: rospo è vivo e vegeto e Laura 2.0 non ha tentato di baciarlo (o quantomeno, a me ha detto così!).

Io vi saluto qui, vi aspetto nei prossimi giorni con almeno una recensione prima della pausa estiva e, soprattutto, vi anticipo che a settembre ci sarà una piccola iniziativa per voi lettori!


sabato 30 luglio 2016

luglio 30, 2016 24

Recensione "Belgravia" di Julian Fellows - Neri Pozza

Nel giugno del 1815, Bruxelles appare en fête, con le affollate bancarelle nei mercati e le carrozze aperte pitturate a colori vivaci. Nessuno immagina che l’imperatore Napoleone sia in marcia, pronto ad accamparsi sul limitare della città da un momento all’altro. La diciottenne Sophia Trenchard, tipica bellezza inglese bionda dagli occhi azzurri, non ha alcun interesse per le questioni belliche; i suoi pensieri sono rivolti a Lord Edmund Bellasis, erede di una delle famiglie più importanti della Gran Bretagna, che le ha appena procurato gli inviti per il ballo della duchessa di Richmond.
La guerra ha alterato gli schemi, permettendo di tralasciare le solite regole, e l’ambiziosa Sophia è intenzionata a non lasciarsi sfuggire questa occasione, insperata per una ragazza con i suoi natali.
Suo padre, James Trenchard, è «il Mago», un abile commerciante che fornisce pane e birra ai soldati. Partito da una bancarella a Covent Garden, grazie a un vero talento per gli affari, ha compiuto una vertiginosa scalata sociale, spinto dall’insopprimibile desiderio di appartenere al bel mondo. Anne, la moglie di James, sembra essere l’unica della famiglia Trenchard ad aver conservato un po’ di buon senso e a ostacolare l’unione tra la figlia e Edmund Bellasis, anche se questo significa scontrarsi con il marito, che vede in questa relazione un mezzo per entrare a fare parte dell’alta società. Durante il ballo un aiutante di campo irrompe nella sala recando con sé una missiva che attira all’istante l’attenzione dei presenti. Le truppe francesi hanno oltrepassato il confine e gli ufficiali inglesi, le uniformi da gala ancora indosso, vengono richiamati ai propri reggimenti. Le sale piene di fiori, tanto profumate ed eleganti a inizio serata, diventano teatro di strazianti scene di commiato, com- preso quello tra Sophia e Lord Bellasis, ignari della piega che sta per prendere la loro vita. Venticinque anni dopo i Trenchard, tornati in Inghilterra, vivono a Belgravia, un quartiere di nuova costruzione edificato da James, che ha fatto fortuna nel campo dell’edilizia. Non lontano da loro sorge la dimora dei conti di Brockenhurst, i genitori di Edmund Bellasis. Le due famiglie appaiono tanto distanti per estrazione sociale quanto unite da un segreto diventato oggetto di un curioso interesse nei salotti londinesi, scatenando i pettegolezzi della servitù e mettendo in moto una catena di eventi non privi di colpi di scena e rivelazioni. Con uno stile impeccabile, tra personaggi irresistibili e descrizioni magistrali, Fellowes – già autore dell’acclamato Downton Abbey – ha scritto un romanzo che, con sagacia e ironia, affronta le tensioni tra le nuove famiglie benestanti e la vecchia aristocrazia nell’Inghilterra vittoriana.

Titolo: Belgravia
Autore: Julian Fellowes
Titolo originale: Belgravia
Traduzione a cura di: Simona Fefè
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 30 giugno 2016
Pagine: 416

Trama: 4  Personaggi: 5  Stile: 5  Copertina: 5 



Julian Fellowes abbiamo imparato a conoscerlo come sceneggiatore di Downton Abbey. E se non avete mai visto questa perla della BBC, inginocchiatevi sui ceci e poi recuperate immediatamente!
In Belgravia ritroviamo le ambientazioni e le atmosfere di un' Inghilterra che si affaccia a quell'epoca vittoriana che, credo, affascini un po' tutti noi!
Belgravia è il nuovo fastoso quartiere di Londra ed è lì che svolge la nostra storia. Una storia fatta di intrighi, scandali e vendette. Una storia fatta di abiti fastosi, saloni immensi, nobiltà e servitù.
Sono due le famiglie che animano questa storia: da una parte i Trenchard, il cui capostipite è un commerciante che, grazie all'impegno costante, è riuscito a creare un piccolo impero per sé e per la sua famiglia e che cerca, giorno dopo giorno, di farsi accettare da quella nobiltà inglese che, invece,  sembra guardarlo sempre dall'alto in basso. Dall'altra parte troviamo i Conti di Brockenhurst, che, invece, di quella nobiltà fanno parte da sempre.
Ma cosa lega queste due famiglie così diverse? Cosa li porterà a dover unire i loro intenti? La cosa più antica del mondo: l'amore tra i loro figli!
Fellowes è magistrale nell'intessere i fili di questa storia, animando le pagine del romanzo di feste, abiti e segreti. Nessuno come lui, oggi, riesce ad intessere storie così affascinanti e, nonostante l'ambientazione in epoche distanti, sembra quasi di leggere storie più che mai attuali.
Leggendo Belgravia si ha la sensazione di danzare nei fastosi saloni, di sentir bisbigliare la servitù, di osservare, da dietro un prezioso ventaglio, gli abiti e i gioielli delle dame.
La storia è un crescendo che coinvolge ed avvolge il lettore, impendendo qualunque pausa durante la lettura. Spesso ho avuto la sensazione di ritrovarmi tra le mani uno di quei romanzi che gli amanti dei classici amano tanto!
È un romanzo che spazia tra vari ambiente, tra vari ceti sociali e tra le strade di Londra e lo fa senza mai scadere, senza mai risultare banale o noioso. 
Forse vi sono un paio di punti in cui la narrazione sembra un po' stiracchiata, eccessivamente prolissa, ma questo non inficia il romanzo nel suo complesso, che risulta piacevole e coinvolgente.


venerdì 29 luglio 2016

luglio 29, 2016 16

Ti consiglio un libro #26 - Un libro che ho regalato


Cosa c'è di più bello che regalare un libro a qualcuno che ami leggere almeno quanto te? Nulla!
E io sono una che, appena può, un libro lo regala sempre! 

Autore: Fannie Flagg
Editore: Bur Rizzoli
Pagine: 367

Questo libro l'ho regalato a Laura senza ancora averlo letto. Ma per me Fannie Flagg è sinonimo di certezza!
Per quanto mi riguarda, l'ho letto qualche settimana fa e, come sempre, sono stata conquistata dai personaggi, dai luoghi e dalla semplicità che conquista tipica di questa scrittrice!
E adesso non mi resta che sperare che anche Laura si innamori di questo piccolo gioiello!

Intanto, andate a scoprire quali sono i libri che Dany, Baba e Laura hanno regalato!







lunedì 25 luglio 2016

luglio 25, 2016 23

Recensione "Il matrimonio di mio fratello" di Enrico Brizzi - Mondadori

Teo ha trentanove anni, un lavoro sicuro, una macchina aziendale e una ragazza diversa ogni weekend. Sta bene, per il momento la vita gli piace abbastanza. Non come suo fratello Max, più grande di tre anni, che è sempre stato radicale in ogni cosa: nella ribellione ai genitori come nella passione per l'alpinismo che lo ha condotto a imprese estreme, nel costruire una famiglia e fare figli, come è giusto, passati i trenta e anche nel divorziare rovinosamente subito dopo i quaranta... Si sono sempre amati, questi due fratelli, e al tempo stesso non hanno potuto evitare di compiere scelte opposte, quasi speculari, sotto gli occhi spalancati e impotenti della sorella e dei genitori, che nella Bologna dei gloriosi anni Settanta e dei dorati Ottanta erano certi di aver offerto loro tutto ciò che serve per essere felici. Teo sta rientrando in città per immergersi in uno dei suoi weekend di delizie da single quando i genitori lo chiamano: Max è scomparso, insieme ai suoi bambini. Così Teo resta alla guida e punta verso le Dolomiti per andare a cercarlo. E, lanciato lungo l'autostrada tra angoscia e speranza, ci racconta tutta la loro vita: dalle gesta di papà Giorgio – dirigente della ditta di motociclette Vortex – e di mamma Adriana – un po' femminista e un po' signora italiana vecchio stile – all'epica di un'infanzia felice, dagli anni del liceo all'improvviso momento delle scelte, che per i ragazzi di questa generazione significa trovarsi di fronte un mondo completamente diverso da quello dei padri. Con profondo divertimento e un po' di commozione, Enrico Brizzi torna al suo più puro talento narrativo dando vita a una grande epopea, che è insieme la rievocazione di un'Italia che non c'è più ma che conosciamo tanto bene e la storia intima di due fratelli diversissimi: chi dei due si è illuso? Chi ha scelto la strada migliore? Il legame che da sempre li unisce sopravviverà agli anni della maturità? Ma soprattutto: che fine hanno fatto Max, i suoi bambini, e tutti i sogni con cui siamo cresciuti?

Autore: Enrico Brizzi
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 17 novembre 2015
Pagine: 500

Tram: 5  Personaggi: 5  Stile: 5  Copertina: 5 



A nessuno è concesso consigliarmi libri né, tantomeno, impormene la lettura. Io sono quella che viene definita una lettrice nazista: suggerimenti velati e, peggio ancora, pressioni perché io legga certi romanzi, mi fanno fuggire a gambe levate e prendere in antipatia quel libro al punto tale che, quasi sicuramente, non entrerà mai in casa mia!
C'è, però, una persona che fa eccezione a questa regola. Un tizio che potrebbe mettermi in mano il Devoto Oli e dirmi "leggilo" e io obbedirei senza alcuna remora!
La prima volta è accaduto con il romanzo di Enzo Gianmaria Napolillo, Le tartarughe tornano sempre. Comprato, divorato e amato come pochi altri!
Questa volta è toccato all'ultimo romanzo di Enrico Brizzi essere vittima di questo scambio tra me e Il Suggeritore in questione!

L'ho appena terminato. L'ho divorato, sfruttando ogni minuto libero per leggere, pizzicandomi per rimanere sveglia quando il sonno voleva vincermi. Sono entrata nella vita di Teo, voce narrante, e della sua famiglia.
Mi sono lasciata trasportare dai suoi racconti, attraversando, pagina dopo pagina, un trentennio di storia italiana che, da quarantenne quale sono, è epoca che mi riguarda in maniera diretta!

Brizzi ci racconta, attraverso la voce semplice, spesso scanzonata ed irriverente, di Teo, la vita della famiglia Lombardi. Con Bologna a fare da sfondo, seguiamo le vicende dei due fratelli sin da  bambini.
Figli di Giorgio e Adriana, avvocati facenti parte di quella generazione nata nel dopoguerra, del boom economico che ha permesso loro di crearsi posizioni stabili ed un certo benessere, Teo e Max, pochissimi anni di differenza, fanno parte di quei figli cresciuti nei cortili di casa, tirando calci ad un pallone, giocando a Subbuteo, scorrazzando tra i vicoli a cavalcioni di una BMX.

I due ragazzi crescono e il mondo intorno a loro cambia a vista d'occhio. E cambiano anche loro, che, complici da bambini, si ritrovano sempre più lontani per aspirazioni e ideali.


Mentre Max, su cui poggiano tutte le ambizioni genitoriali, diventa un ribelle con l'unica passione delle scalate in montagna, Teo sembra instradarsi in quella che è una vita tranquilla, con un impiego sicuro nella ditta per cui lavora il padre, un mutuo e una certa riluttanza verso il matrimonio e la vita di coppia in generale, tanto da dover essere quasi spinto fuori dalla bambagia delle mura genitoriali.

In questo romanzo Brizzi racchiude quella che è la famiglia italiana per come la conosciamo, con due genitori a fare da fulcro e i figli che, tra un errore e l'altro, ruotano attorno a loro, trovando, tra le pareti domestiche, quel rifugio sicuro a cui tornare sempre nei momenti di difficoltà e da cui, quasi in un costante controsenso, cercano di fuggire anelando la libertà.

Con una profonda analisi del periodo storico e politico italiano degli ultimi trent'anni, da Tangentopoli all'avvento di Berlusconi, e, soprattutto, delle dinamiche familiari di due generazioni a confronto, l'autore riesce a conquistare il lettore senza mai stancarlo o annoiarlo.
Gli scontri generazionali tra i genitori e figli sono quelli che ognuno di noi si trova a vivere ed è quindi facile riconoscersi in un romanzo che, attraverso la voce di un quarantenne, ci porta ad analizzare quella che è la storia di una nazione che non riesce a garantire sicurezza e benessere ai suoi giovani. 
Teo, spesso, si trova a fare i conti con un padre ed una madre che sono riusciti a costruire una nicchia di stabilità economica che, oggi, a noi viene negata. Ed è proprio il divario generazionale e, soprattutto, mentale tra i nostri genitori e noi figli che ci fa quasi sentire in colpa quando loro non riescono a capire che ciò che è stato possibile creare anni addietro, ad oggi viene a noi negato.

Con un perfetto gioco di tempi, Brizzi ci porta a scalare pareti impervie assieme a Max, a subire la forza della natura, a farci sentire la voce della montagna, quasi fosse lei stessa a narrarci le avventure del primogenito di casa Lombardi. Max è un ragazzo che sembra sempre aver bisogno di mettersi alla prova con se stesso e che, alla fine del romanzo, ritroveremo ancora accanto ai suoi genitori e ai suoi due fratelli, Teo e Sofia, quasi si assistesse alla chiusura del cerchio perfetto che, a suo modo, ogni famiglia rappresenta.

Nel frattempo, accompagneremo Teo in quello che sarà il suo percorso di crescita, in quella maturazione che lo porterà a rivedere le sue convinzioni e capire che, in fondo, per ogni uomo la vera realizzazione risiede, forse, nella creazione di un nucleo familiare!

Ho amato tutto di questo libro: lo stile, i personaggi, le ambientazioni. Ma ciò che più mi ha conquistata, ciò che mi porterò dietro per tanto tempo, è la crescita che accompagna ognuno di loro; vederli sbagliare, sbandare, cadere e poi rialzarsi è qualcosa che fa riflettere.
Durante la lettura mi sono ritrovata ad amare Teo, poi a detestarlo, a trovare stupide alcune sue scelte e, infine, a fare il tifo per lui e per il modo in cui riuscirà a riscrivere quel rapporto col fratello che pareva essersi sfaldato del tutto


Brizzi riesce, nonostante la mole del libro, a tenere desta l'attenzione, a catturare il lettore e imbrigliarlo con un uso della parola comune a pochi. 
Un libro che sicuramente va letto soprattutto per chi, come me, si trova a barcamenarsi in quella generazione che tanto si aspettava e poco vede all'orizzonte.


martedì 19 luglio 2016

luglio 19, 2016 11

Recensione "La carriera di un libertino" di M. C. Beaton - Astoria

Lord Guy Carlton, di ritorno dalla guerra contro Napoleone, desi­dera solo alcol, donne e divertimento. Affitta 67 Clarges Street, dove si stabilisce con un amico, e all’inizio il gruppo dei nostri simpatici domestici è felice del nuovo inquilino, che elargisce abbondanti mance e porta nuova vita nell’elegante dimora. Dopo pochissimo, però, lo stile sregolato del giovanotto sciocca Rainbird and Co., e quando lord Carlton s’innamora di una giovane ereditiera dall’educazione rigida, che lo vede come la quintessenza di tutti i peccati, Rainbird sarà felice di correre in suo aiuto per trasformarlo in un gentiluomo.

Autore: M. C. Beaton
Titolo originale: Rake's progress
Traduzione a cura di: Simona Granelli
Editore: Astoria
Data di pubblicazione: 27 agosto 2015
Pagine: 184


Trama: 3  Personaggi: 3  Stile: 3  Copertina: 4 



Torniamo al numero 67 di Clarges Street, Londra. Ad aprirci la porta, come sempre, il maggiordomo Rainbird, la governante Mrs Middleton, il cuoco Angus MacGregor, il valletto Joseph, la cameriera Jenny, la domestica Alice e la piccola Lizzie, sguattera di cucina, assieme a Dave lo sguattero.
Tutti lì, in fila, ad attendere il nostro ingresso per scoprire, assieme a noi, chi sarà l'occupante della casa per la prossima stagione londinese.

Lord Guy Carlton, figlio minore del conte di Cramworth, appena congedato dall'esercito, arriva a Londra con l'intento di recuperare il tempo perduto e di godersi un po' di quei piaceri che gli sono stati negati nei mesi di guerra.
Le sue dissolute frequentazioni e i festini che animeranno la residenza di Clarges Street gli faranno guadagnare la reputazione di libertino.
Peccato che le circostanze porteranno Lord Carlton incrocerà la procace quanto pudica Miss Esther Jones e tutti i suoi piani andranno a gambe all'aria!

Come nei precedenti romanzi di questa serie, le storie dei personaggi ruotano attorno alla servitù della residenza londinese.
Sono loro, in fondo, assieme a quella casa definita iellata a dar vita a queste piccole chicche che rallegrano le giornate di noi lettori!

A differenza dei tre romanzi precedenti, però, questo è forse un po' più lento nella sua parte centrale, quasi ci sia una flessione, una forma di stanchezza da parte dell'autrice, cui sembrano mancare un po' gli spunti che hanno dato vita ai romanzi precedenti.
A questo punto, non resta che leggere i due romanzi conclusivi e capire se si tratta di un'eccezione o se, forse, era meglio concludere la serie con meno libri all'attivo.


domenica 17 luglio 2016

luglio 17, 2016 16

Recensione "La vita perfetta" di Renée Knight - Piemme

Catherine Ravenscroft non sa cosa sia il sonno. Da quando in casa sua è comparso quel libro, l’edizione scalcagnata di un romanzo intitolato Un perfetto sconosciuto, non riesce più a fare sonni tranquilli, né a vivere la vita di ogni giorno, la sua vita di film-maker di successo, con la sua bella famiglia composta da un marito innamorato e un figlio ormai grande. Non ci riesce perché quel libro – anche se Catherine non sa chi l’abbia scritto, o come possa essere finito nella nuova casa dove lei e il marito hanno appena traslocato – racconta qualcosa che la riguarda molto da vicino. Qualcosa che soltanto lei sa, e che ha nascosto a tutti, anche a suo marito.

Chi è l’autore di quel libro, e come fa a conoscere Catherine e a sapere cosa ha fatto un giorno di tanti anni fa, durante una vacanza al sole della Spagna? E che cosa vuole adesso da lei? Catherine dovrà fare i conti con la paura, e – forse per la prima volta – con la verità. Perché anche le vite che ci sembrano più perfette nascondono dei segreti che possono distruggerle.

Autore: Renée Knight
Titolo originale: Disclaimer
Traduzione a cura di: Velia Februari
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 15 marzo 2016
Pagine: 283

Trama: 4  Personaggi: 3  Stile: 4  Copertina: 4 



Un thriller. Un thriller ben fatto, di quelli che scorrono, che vi lega alle pagine perché c'è sempre la voglia di scoprire cosa accadrà, quale segreto celano i personaggi e quale filo invisibile li unisce.
Non c'è tantissima tensione tra queste pagine, ma l'autrice è stata brava nel riuscire a centellinare le informazioni al punto che è quasi necessario proseguire nella lettura per venire a capo del mistero.

Immaginate di ricevere un libro. Lo aprite, lo leggete e, tra le sue pagine, ritrovate voi stesse, la vostra vita e, soprattutto, il vostro più grande segreto, quello che non avete mai confidato a nessuno, che vi siete tenute dentro per più di vent'anni.
Immaginate che tutto questo sia solo l'inizio di qualcosa di ben più grande che vi porterà a dover confessare tutto, che manderà a monte quella vita che vi siete accuratamente costruite attorno: un lavoro gratificante, un marito che vi ama, un figlio ormai grande. Tutto andrà per aria a causa di quel libro e del segreto che racchiude.
Questo è il modo in cui Renée Knight ci presenta Catherine e la sua famiglia. Lei è una documentarista affermata, con vari riconoscimenti alle spalle, un matrimonio solido, un figlio che è appena andato a vivere da solo.
Ma Catherine custodisce un segreto che verrà a galla proprio a causa di un romanzo che le è stato recapitato direttamente a casa.
Chi lo ha scritto? Chi vuole farle del male? Sono queste le domande che attanagliano Catherine, che le fanno rimettere in discussione tutte le sue scelte.
Come ho detto, il libro scorre via fluido, si legge in un boccone. I personaggi, per quanto non perfettamente visibili si contraddistinguono ognuno per una propria caratteristica. Il segreto di Catherine è quell'input che serve ad andare avanti nella lettura.
Purtroppo, arrivati a pochi capitoli dalla fine, c'è un crollo non tanto nella narrazione, che rimane sempre fluida, quanto nella credibilità della storia.
Trattandosi di un thriller, ovviamente non posso svelarvi più di tanto. Mi limito, quindi, a dirvi che ci sono delle notevoli incongruenze nella storia che, purtroppo, mi hanno lasciata abbastanza perplessa.
Insomma, sino ad un terzo dalla fine del romanzo ci vengono raccontate delle cose che poi risultano non essere assolutamente veritiere, ma tutto ciò viene fatto in maniera talmente stupida che anche un bambino prenderebbe per scema la protagonista!
In conclusione, se cercate un libro da leggere sotto l'ombrellone, questo potrebbe andare bene, ma non aspettatevi un libro perfetto.