Recensione 'Gli innocenti' di Paola Calvetti - Mondadori

by - 5/05/2017 08:00:00 AM

Jacopo e Dasha sono in scena per il Doppio concerto per violino e violoncello di Brahms che, pagina dopo pagina, è l'occasione per rivivere i passi della loro storia d'amore. Dopo una lunga assenza, Jacopo torna a Firenze, all'Istituto degli Innocenti, il luogo eletto che lo ha accolto quando venne abbandonato da una madre rimasta nell'ombra, la cui identità è diventata negli anni la sua claustrofobica ossessione. «Come posso scoprire la mia storia se non so da dove vengo?» si chiede. Adottato da una famiglia troppo fragile e gravato di aspettative insostenibili, Jacopo è stato privato della spensieratezza dell'infanzia. A salvarlo è stato un piccolo violino, l'ancora alla quale assicurare i desideri e i sogni. Perché, se la felicità è un talento, Jacopo riesce ad avvicinarla solo stringendo fra le braccia lo strumento. Ma non sempre l'amore salva. Non se nell'amore pulsano, insistenti, vecchie ferite. Dasha, nata in un piccolo paese in Albania, è cresciuta circondata da un amore che Jacopo non conosce. Grazie a un padre devoto e illuminato, ha potuto frequentare il Conservatorio di Tirana, dove ha incontrato il violoncello, destinato a diventare il suo unico amico. Fuggita dal porto di Durazzo, dopo la rovinosa caduta del regime, è sbarcata a Brindisi il 7 marzo del 1991, insieme a migliaia di profughi. Anche le sue radici sono state recise, ma la musica ha compiuto il miracolo di preservare dal dolore il suo animo delicato e forte. Eppure nemmeno Dasha, che ora suona di nuovo accanto a lui, è riuscita a distogliere Jacopo dalla ricerca di un passato che ha il potere di avvelenare il presente, rendendo orfani i due amanti di un futuro possibile. Dove ad aspettarli, forse, c'è un bambino. Nel corso dell'esecuzione del Doppio di Brahms accadrà qualcosa di totalmente imprevisto. La musica si fa eco dell'amore e di una sconvolgente rivelazione.

Titolo: Gli innocenti
Autore: Paola Calvetti
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 18 aprile 2017
Pagine:132

Trama: 5  Personaggi: 5  Stile: 5 



Scrivere questa recensione è, per me, una delle cose più difficili da fare. Innanzitutto perché io sono innamorata dello stile di Paola Calvetti e qualunque cosa lei scriva è in grado in mandarmi in brodo di giuggiole. "Olivia", uno dei suoi precedenti romanzi, rientra di diritto in quella che io definisco la mia comfort-zone letteraria!

Ma il motivo più importante per cui scrivere questa recensione è davvero difficile, è che questo piccolo libro è riuscito a toccare corde particolarmente sensibili del mio animo.

Jacopo, il protagonista, è nato a Firenze nel 1950. Esattamente come mio padre.
Jacopo fu abbandonato dalla madre, il cui nome non è mai comparso sul certificato di nascita. Esattamente come mio padre.
Jacopo era tra i ragazzi che scavano nel fango quando, nel 1966, l'Arno straripò inondano le strade fiorentine. Esattamente come mio padre.
Jacopo ha studiato al Conservatorio. Esattamente come mio padre.
Capirete, quindi, quanto questa storia mi abbia toccata e quanto io abbia sentito affine il personaggio di Jacopo.
Il suo dolore, quella sensazione costante di incompletezza, io li ricordo nello sguardo di mio padre.
Quella difficoltà insormontabile nel dare un abbraccio, nel dire ti voglio bene, sono cose che ho vissuto direttamente sulla mia pelle.

Ho cercato di capire quale fosse il modo più giusto per parlarvi di questo libro: estraniarmi da tutto e fare un'analisi dei personaggi, della storia e dello stile? O, per una volta, rendervi partecipi delle mie sensazioni, farvi scorgere le mie fragilità, aprirvi la porta della mia vita? Non è stato facile trovare una risposta. Ma, alla fin fine, questo blog è mio quanto vostro e io sono una che ci ha sempre messo la faccia.
Non mi sembrava giusto limitarmi a dire che questo è un bel libro, che Paola Calvetti ha una scrittura unica, delicata; che Jacopo e Dasha, i due protagonisti, muovono corde che non sono solo quelle degli strumenti che suonano.
Perché sì, il libro è questo e molto altro: è una sinfonia unica, una danza del cuore e del dolore, un inno al lasciarsi andare una volta per tutte!
Mi è parso più corretto dire che dietro ad una storia tenera e al tempo stesso dolorosa, c'è la vita di tante persone, c'è quel dolore latente che ogni tanto riappare e sfiora chi sta loro intorno; c'è il bisogno di un sorriso, di uno sguardo, di una stretta.
Ed è corretto dire che anche stavolta Paola Calvetti è stata in grado di toccarmi il cuore.

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13 pensieri dei lettori

  1. Devo averlo, assolutamente.
    Oltretutto è brevissimo. Mi faccio andare bene anche l'epub, dai.
    :)

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  2. Olivia mi aveva fatto sentire a casa per le cose che passavano per la testa della protagonista mentre stava seduta a quel tavolino del bar... si ripeterà la magia?

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    1. È una storia completamente diversa da "Oliva", ma lo stile di Paola riesce sempre e comunque ad incantare!

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  3. Ora capisco cosa intendevi. Grazie per aver condiviso questa cosa così intima, il romanzo è delicato e davvero raffinato, per te ha un significato ancora più profondo. Baci.

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    1. Adesso puoi anche capire quanto sia stato difficile scrivere queste righe <3

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    2. Grazie Laura! E' stato emozionante leggerti.
      un abbraccio da Lea

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  4. Recensioni così toccano il cuore di chi ti legge e se anche il libro lo fa con il lettore allora vuol dire che è proprio il romanzo giusto. Ovviamente segno e ti stringo :*

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  5. Ci è voluto tutto il tuo coraggio per mettere giù queste parole. E l'hai fatto egregiamente. Brava.
    Bacci

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  6. Devo assolutamente leggerlo. In tanti ne ne hanno parlato benissimo.

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  7. Ciao Laura ho terminato la lettura de "Gli Innocenti" da qualche giorno e sono contenta di averlo letto per le stesse tue motivazioni. Solo ora ho letto la tua recensione perché di solito non le leggo quando ho intenzione di leggere il libro per non essere condizionata. Le tue parole toccano il cuore proprio come la storia di Jacopo e Dasha.

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