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Recensione 'La nonna a 1000°' di Hallgrímur Helgason


SINOSSI
"Fa bene a tutti perdere la facciata della propria casa, sentire lo stridore dei freni davanti al proprio figlio o vedere sparare alla schiena al proprio innamorato. Ho sempre detestato frequentare gente che non ha mai dovuto scavalcare un cadavere."
A Herra Björnsson tutto questo è capitato. Ma non solo. Le è capitato anche di baciare il più famoso dei Beatles quando erano solo ignoti scarafaggi appena sbarcati ad Amburgo e di incrociare in una bettola di Parigi lo sguardo libidinoso di Sartre. Le è capitato di attraversare la guerra con un'unica ricchezza, due perle della collana di Casanova, peccato che un soldato tedesco alto e idiota le abbia viste e se le sia mangiate. Ha scaricato più di un uomo con la frase: "È arrivato il taxi", compreso, ancora in sala parto, il padre del suo primogenito. Ha fatto tre figli con nove uomini, conoscendo le canaglie di mezzo mondo: italiani che venerano la fidanzata e poi la sposano per farne una sciattona, americani che ti porterebbero sulla luna ma hanno una crisi isterica se gli finisci il burro di noccioline, francesi galanti ma in grado di farti impazzire a colpi di sostantivi, orologiai svizzeri che sanno montare solo i meccanismi degli orologi. "Dopo aver vagato per il mondo e aver vissuto nel continente, ero ben stufa dei signori compìti e non flatulenti che aprivano la porta alle signore e pagavano il conto ma non avevano mai storie da raccontare, e che erano perlopiù asessuati oppure volevano essere coccolati fino all'alba." Così Herra ha finito per preferire gli islandesi, perché sono mezzi matti, si lanciano nelle risse con passione e sanno raccontare un'infinità di storie.
Nipote titolata del primo presidente d'Islanda, ha attraversato il vecchio continente e si è spinta fino in Sudafrica e in Argentina, ha conosciuto le guerre e si è fatta nuovi amici (e spasimanti) su Facebook. È sopravvissuta ai figli privi di talento e a tutte le terribili nuore. Konan við 1000°Ma ora, chiusa in un garage nella sua amata Reykjavík, in compagnia di un computer portatile, due stecche di Pall Mall e una bomba a mano di fabbricazione tedesca, è decisa a battere sul tempo la propria malattia. Non senza aver preparato la sua ultima, grandiosa vendetta.
TITOLO: La nonna a 1000°
TITOLO ORIGINALE:
Konan vid 1000°
AUTORE: Hallgrímur Helgason
TRADUZIONE A CURA DI:
Silvia Cosimini
EDITORE: Mondadori
DATA DI PUBBLICAZIONE: 17 febbraio 2014
PAGINE: 580
CODICE ISBN: 9788804636083
PREZZO: 18.00 €
E-BOOK: 9.99 €
TRAMA 4
PERSONAGGI 5
STILE 5
INCIPIT 7
FINALE 5
COPERTINA 7
VALUTAZIONE COMPLESSIVA


Herra Björnsson vive, da 8 anni, in un garage, in compagnia di un computer portatile che usa per navigare in internet e per gestire i suoi sette profili su Facebook. Ha un enfisema polmonare e un cancro che la costringono a dipendere in tutto e per tutto da due ragazze che la accudiscono quotidianamente.
Qual è la parte più bella di questo romanzo? La sinossi! Quindi, credo proprio di dover fare i complimenti a chi l'ha scritta. Perché leggendola, sono stata conquistata da questo libro e l'ho acquistato, regalando ben 18 € alla Mondadori (che certo non sarebbe andata in fallimento senza i miei soldi!) e buttando alle ortiche 3 pomeriggi di lettura.
Sinossi ed incipit sono meravigliosi: ci si aspetta un libro divertente, allegro, interessante, che lasci qualcosa al lettore... uno di quei libri che ti porti dietro per la vita, che ti lascia un pezzetto di sé nel cuore, anche se non è un capolavoro della letteratura. Invece, il nulla.
Leggi le prime due pagine e ti metti comoda, sulla tua poltrona, felice perché hai la sensazione che le prossime ore voleranno, pagina dopo pagina, e, quando dovrai riporre il libro perché è ora di cena, non vedrai l'ora di poter riprendere la lettura.
Peccato che, dalla terza pagina in poi, il libro sia insulso, vuoto, noioso, lento, pesante e pomposo. Un libro che sembra non scorrere mai, una noia mortale, un'accozzaglia di eventi narrati senza una sequenza temporale, senza un nesso logico.
Tralasciando il fatto che si faccia fatica a riconoscere i personaggi a causa di un'infinita sfilza di nomi svedesi e danesi che, ovviamente, non sono facili né da leggere né tantomeno da memorizzare; una delle cose che più mi ha irritato durante la lettura sono stati i paragoni che la protagonista fa quando descrive le persone che hanno popolato la sua lunga e piena vita:
le braccia ricordavano il pane francese, l'espressione biscottata, i denti bianco panna, le labbra gustose e le guance dorate dal forno...
...aveva le guance sode e bianche come il lardo...
E così via, persona dopo persona. Diciamo che si ha più la sensazione di leggere un menù del ristorante che non la descrizione di un personaggio.
Penso che non ci sia bisogno di aggiungere altro: DELUSIONE TOTALE.
2175TEMPO DI LETTURA: 3 giorni

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