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Questione di incipit #9-2014

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L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima(o le prime due)  pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

Iniziato ieri sera

La lista dei miei desideri

di

Lori Nelson Spielman

la lista dei miei desideri

1

Dal soggiorno sale un brusio di voci indistinte e invadenti. Con le mani che tremano mi chiudo la porta alle spalle. Ora il silenzio è totale. Faccio un respiro profondo. La stanza profuma ancora di lei: Eau d'Hadrien, sapone al latte di capra. Salgo sul suo letto di ferro, che scricchiola. Un rumore rassicurante come il tintinnio delle campane in giardino, o la sua voce suadente che diceva di volermi bene. Quando dormiva qui con mio padre venivo da loro, di notte, con la scusa del mal di pancia o di mostri sotto il letto. Mia madre mi accoglieva ogni volta, tenendomi stretta e accarezzandomi i capelli. <<Fidati di me e ricordati sempre che la vita ricomincia ogni giorno>>, mi sussurrava. E poi, come per magia, la mattina dopo mi svegliavo nella mia cameretta, inondata di raggi color ambra che filtravano dalle tende di pizzo.
Scalcio via le scarpe nere nuove e mi massaggio i piedi, sollevata. Lasciandomi cadere all'indietro, mi sistemo sui cuscini gialli a motivi cachemire. Terrò questo letto, deciso. Non mi importa se lo vuole qualcun altro, è mio. Mi mancherà, invece, quest'elegante casa in pietra scura. <<Incrollabile, come la nonna>>, diceva mia mamma quando la descriveva. Ma per me nessuna casa o creatura vivente è mai stata tenace quanto la figlia di mia nonna, cioè mia madre, Elizabeth Bohlinger.
All'improvviso, un pensiero mi sorprende. Ricacciando indietro le lacrime, salto giù dal letto. La nascondeva qui, lo so. Ma dove? Apro il suo armadio. Passo meccanicamente le mani tra giacche e vestiti firmati. Tiro una fila di camicie di seta, che si dividono come il sipario di un teatro. Ed eccola qui, sepolta nella scarpiera come un bebè nella culla. Una bottiglia di Krug, rimasta nascosta nell'armadio da quattro mesi.
Una volta che ce l'ho in mano, il senso di colpa mi invade. Questo champagne è di mia madre, non mio. La costosissima bottiglia è un acquisto d'impulso, presa dopo la prima visita dal medico e subito messa da parte per non essere confusa con le altre, quelle normali, giù in cucina. Era una promessa, come mi aveva spiegato lei. Alla fine della terapia, una volta guarita, l'avremmo aperta per festeggiar e la vita e i miracoli.

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