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by - 11/08/2013 08:50:00 AM

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Il libro con cui ho scoperto la mia passione per Manfredi. Probabilmente, uno dei suoi scritti migliori!

  

L' inverno successivo fu particolarmente rigido e il re accusò più volte acuti dolori alla gamba sinistra, dove una vecchia ferita continuava a far sentire a distanza di anni i suoi effetti negativi.
Il medico Filippo gli applicava delle pietre scaldate sul fuoco e avvolte in panni di lana per assorbire l' eccesso d' umidità e lo frizionava con essenza di terebinto. A volte lo costringeva a viva forza a piegare il ginocchio fino a toccare il gluteo con il tallone ed era questo l' esercizio che il sovrano detestava più di tutti perché era molto doloroso. Ma c' era pericolo che la gamba, già un poco più corta dell' altra, continuasse ad accorciarsi.
Era facile capire quando il re perdeva la pazienza perché ruggiva come un leone e poi si sentiva un rumore di piatti e tazze frantumate, segno che aveva scaraventato contro il muro tutti gli unguenti, le tisane ei farmaci del suo omonimo medico.
Qualche volta Alessandro lasciava la reggia di Pella e si isolava a Ege, l' antica capitale, in montagna. Là trascorreva lunghi periodi. Si faceva accendere in camera un bel fuoco e se ne stava per ore a contemplare la neve che scendeva a larghe falde sulle cime, sui boschi di abeti azzurri e sulle vallate.
Gli piaceva vedere il fumo salire dalle capanne dei pastori sui monti e dalle case nei villaggi, gustava il silenzio abissale che in certi momenti della sera o del mattino regnava su quel mondo magico sospeso fra il cielo e la terra, e quando si coricava rimaneva a lungo sveglio a occhi aperti nel buio, ascoltando l' ululato del lupo che echeggiava come un lamento da valli lontane nascoste.
Quando il sole tramontava in una giornata serena, poteva ammirare la vetta dell' Olimpo tingersi di rosso e le nubi spinti dal vento di Borea veleggiare leggere verso mondi lontani. Guardava gli stormi degli uccelli che migravano e avrebbe voluto volare con loro sulle onde dell' oceano o raggiungere la sfera della luna con le ali del falco o dell' aquila.
Eppure, proprio in quei momenti, sentiva che ciò gli era negato e che anche lui avrebbe dormito un giorno, e per sempre, sotto un grande tumulo nella valle di Ege, come i re che lo avevano preceduto.
Sentiva allora che stava abbandonando la fanciullezza e che diventava un uomo, e quel pensiero gli dava a un tempo malinconia e febbrile eccitazione, a seconda che contemplasse la luce...

La pagina 69 di questa settimana è tratta da

Alèxandros

di

Valerio Massimo Manfredi

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