Questione di Incipit #13

by - 10/01/2013 10:25:00 AM

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

L'incipit di oggi è tratto dal libro che ho appena iniziato a leggere

Il giardino dei segreti

di

Kate Morton

il giardino dei segreti

1

Londra, 1913

Intorno a lei era tutto buio, ma la piccola fece come le avevano ordinato. La signora le aveva detto di aspettare lì, in quel posto sicuro, silenziosa come un topolino nella dispensa. Tanto era tutto un gioco, lo sapeva, un po' come nascondino.
Da dietro i barili, la bimba ascoltava. E intanto si faceva un disegno nella mente, come le aveva insegnato il suo papà. Vicine sentiva tante voci di uomini, certamente marinai, che si gridavano cose. Erano voci dure e tonanti, incrostate di mare e di salsedine. Da lontano le arrivavano il rombo e i fischi delle navi misti allo sciabordio dei remi, e su tutto lo stridore dei gabbiani che ad ali spiegate assorbivano la luce piena del giorno.
La signora sarebbe tornata, così le aveva detto, e la piccola sperava che arrivasse presto. Ormai aspettava da molto tempo, tanto che il sole aveva attraversato il cielo e ora le scaldava le ginocchia sotto il vestitino nuovo. Cercò di sentire il fruscio delle gonne della signora contro le tavole del ponte, il rumore dei suoi tacchetti rapidi, veloci sempre di corsa, molto diversi dai passi della sua mamma. Chissà dov'era la sua mamma, pensò distrattamente, come capita ai bambini molto amati. Sapeva chi era, lo aveva sentito dire dalla nonna. La chiamavano l'Autrice, e abitava nel piccolo cottage in fondo alla tenuta, oltre il labirinto. La bimba non avrebbe dovuto saperlo. A lei era proibito giocare nel labirinto di siepi. La mamma e la nonna le avevano spiegato che era molto pericoloso spingersi fino alla scogliera. Ma qualche volta, quando nessuno vedeva, a lei piaceva fare le cose proibite. Intanto, i granelli di polvere le danzavano intorno a centinaia nella lama di luce che tagliava lo spazio tra due barili. La bambina sorrise e di colpo la signora, la scogliera, il labirinto e la mamma svanirono dai suoi pensieri per dare spazio a un nuovo gioco: prendere i granelli di polvere con le dita. Ma ogni volta che si avvicinavano ai polpastrelli non faceva in tempo a chiudere le dita che scappavano via, e lei rideva.
Intanto, i rumori intorno al suo nascondiglio erano cambiati. La piccola iniziò a sentire un gran movimento e un concerto di voci piacevolmente agitate. Decise di sporgersi verso la luce e premette il viso contro il legno freddo dei barili scrutando il ponte con un occhio solo. Gambe, scarpe e orli di sottane; le code colorate delle bandierine di carta che ornavano il ponte, audaci gabbiani che zampettavano a caccia di briciole.
D'un tratto ci fu uno scossone, seguito da un gemito, un lamento lungo e profondo che arrivava dalle viscere della nave. Le vibrazioni attraversarono tutte le assi del ponto e giunsero fino alle dita della bimba. Un attimo dopo, con un altro scossone la nave si staccò dal molo accompagnata da un coro di saluti e auguri di buon viaggio. Erano partiti. Alla volta dell' America e di un posto chiamato New York dov'era nato suo papà. La piccola lo aveva sentito dire dai genitori: dovevano andarci al più presto perché non potevano più permettersi di aspettare.
La bimba rise di nuovo: la nave ora scivolava sull'acqua come una gigantesca balena, come Moby Dick nella storia che il suo papà le leggeva sempre. La mamma però non era contenta quando le raccontava quelle storie. Diceva che facevano paura e che le mettevano in testa delle brutte idee che poi non se ne andavano più. Ma quando diceva quelle cose, il papà le dava un...

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