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Una pagina da ... #17

Una pagina da… è la rubrica del mercoledì in cui vi riporto la pagina che sto leggendo.

Da un paio di giorni sono immersa nella lettura de

La cortigiana

di

Sarah Dunant

P1010111Benché mi muovessi il più in fretta possibile, impiegai più tempo per il tragitto di ritorno. Forse a causa della mia disperazione, dato che senza un paladino a difenderci, ora affrontavamo la prospettiva di venire spremuti e strizzati fino a scoppiare. Il mondo stava crollando ma la giornata era già luminosa, e il saccheggio era ripreso con impegno. Percorrevo vie dove la profezia del cardinale si stava già avverando, e dove i due eserciti si contendevano la preda successiva.
Camminavo spedito, entrando e uscendo dai vicoli finché sentii le gambe intorpidite per lo sforzo e dovetti fermarmi perché riacquistassero sensibilità. Tra la casa del cardinale e la nostra, una folta schiera di luterani seguiva le orme degli spagnoli, scatenandosi con maggior violenza perché era rimasto poco da rubare. Feci il giro più lungo, a est, per evitarli e passai abbastanza vicino alla stamperia di Marcantonio da vedere che tutta la zona era invasa o in fiamme, e che i suoi abitanti erano ostaggi o morti. Quando raggiunsi il nostro quartiere, il sole era alto nel cielo e il suo calore accresceva la sete di sangue.

Gli invasori erano diventati a loro volta difensori, dal momento che i soldati spagnoli e tedeschi urlavano e si azzuffano tra loro. Questa volta corsi fino a sfiancarmi, così che quando arrivai nella nostra piazza tremavo sia per il doloroso pulsare nelle gambe sia per la paura crescente. All'ingresso non c'erano più le sentinelle e le porte della corte erano spalancate per qualunque armato volesse entrare.
All'interno, i maiali lanciavano strida mentre li spingevano contro i muri e un gruppo di uomini, tra cui il cuoco, scavava fra escrementi e pietre per tirare fuori i cofani. Nella frenesia delal ricerca del tesoro, nessuno si accorse di un nano malconcio che entrava.

La cucina era vuota. Trovai Giacomo e Zaccano nella sala da pranzo, seduti con la schiena appoggiata al muro, fra bicchieri e vasellame rotti. Mi avvicinai e Giacomo alzò gli occhi, ma Zaccano restò con il mento sul petto: a sinistra, sul torace, aveva un foro più scuro del velluto rosso della sua tunica, ma così netto che non pareva pericoloso né profondo abbastanza da averne fatto sfuggire l'anima. Mi arrestai proprio davanti a Giacomo, così che i nostri occhi erano alla stessa altezza e gli domandai che cosa fosse accaduto.

PAGINA 28

la cortigiana 

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