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Questione di incipit #12

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

L'incipit di quest'oggi è tratto dal libro che ho tra le mani da qualche giorno e che, per mancanza di tempo, sto portando avanti molto (troppo) lentamente:

Il mio nome è Nessuno. Il ritorno

di

Valerio Massimo Manfredi

UNO

Troia bruciava ancora in un rogo immane, dardi di fuoco piovevano dal cielo con strepito assordante, ombre di guerrieri caduti ancora urlavano strazio tra il fumo e le fiamme, spettri inquieti e senza pace alle soglie dell'Hades. E sarebbe bruciata per giorni e notti fino a ridursi in cenere. Il bagliore delle fiamme m'indicava la via.
Due uomini per ognuna delle mie navi raggiunsero la riva lottando contro la violenta risacca e le ancorarono a terra piantando saldi picchetti di quercia. Dissi loro di aspettarmi e  di non allontanarsi per alcun motivo, e m'incamminai in direzione della città. Ancora mi chiedo perché non mi fermai per la notte a dormire con i miei uomini, perché tornai sul luogo dell'insidia e del massacro, e non trevo risposta.
Vidi dall'alto le navi di Agamemnon e degli altri re rimasti con lui ancorate di poppa e con la prua al mare. Anche loro si stavano preparando alla partenza. Forse si erano convinti che non c'erano sacrifici ed ecatombi che potessero riparare gli orrori commessi, ripagare del sangue di tanti inermi innocenti. Ritrovai la strada, passai tra gli stipiti bruciati delle porte Skaiai e salii verso la rocca. In tempo per assistere a un evento sconvolgente. Il cavallo che avevo costruito crollava in quell'istante  divorato dalle fiamme. Solo ora lo avevano raggiunto, isolato. E alto com'era, a dominare la città e la reggia, si accasciò a terra in un vortice di scintille e di fumo bianco. La testa fu l'ultima a dissolversi nel rogo.
Sentivo, o credevo di sentire, l'eco delle grida di chi già da tempo era bruciato e svanito, il sangue raggrumato ancora si poteva vedere nelle crepe della strada. Continuai a salire, finché raggiunsi il vasto cortile porticato su cui sorgeva il santuario della mia dea. Il tetto era crollato, i pilastri anneriti erano sentinelle nel silenzio.
Entrai.
Il santuario era vuoto, il piedistallo della statua era vuoto. Il possente idolo stellato di Pallade Athena era scomparso. Chi lo aveva preso? Chi aveva osato tanto? I miei, forse? Io stesso, e poi la mia mente aveva del tutto dimenticato? Per quello mi trovavo fra le mura di Ilio sacra? Domande senza senso e senza risposta, ma mi aggiravo ugualmente come uno spettro fra le rovine divorate dal fuoco. La pioggia sfrigolava nel toccare le fiamme che continuavano ad ardere con una energia maledetta. Alla fine, esausto, discesi verso il campo di battaglia. C'era uno strano chiarore nell'aria, irreale, un vapore luminescente che trasformava ogni sagoma, ogni profilo, rendendo tutto irriconoscibile. Mi trovai improvvisamente e senza rendermene conto presso caprifico. Il tronco grigio, le foglie verdi, la corteccia mille volte trafitta. Mi appoggiai e sentii contro la schiena le cicatrici dell'albero immortale, l'unica creatura vivente rimasta nel campo sconvolto. Poi mi addormentai esausto, seduto in terra.
Fu la luna a destarmi e a farmi tornare al promontorio Reteo illuminando il mio cammino, finché non vidi i pennoni e i fianchi delle mie navi. All'alba un vento robusto dall'entroterra disperse le nubi, portò via verso il mare il fumo, lasciando il cielo sopra di noi terso e luminoso. Allora sciogliemmo gli ormeggi, spingemmo in mare le navi e alzammo la vela. Il vento ci spinse verso la costa della Tracia.
Conoscevo quei luoghi: più volte vi ero andato per acquistare il vino che avrebbe rallegrato i banchetti dei re e dei principi, che ci avrebbe consolato dalle tante sofferenze. Un vino fortissimo, dolce, che allungavamo con l'acqua per farlo durare di più. Non era certo un incarico degno di un re, sarebbe bastato un qualunque mercante di quelli che...

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