Questione di Incipit #4

by - 7/29/2013 11:30:00 AM

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui il primo capitolo di un libro.
Generalmente, se il primo capitolo è scritto bene, è una buona premessa perché il libro sia valido.

Anche questa settimana vi riporto il primo capitolo del libro che ho in lettura:

L'ipotesi del male

di

Donato Carrisi

l'ipotesi del male

CAPITOLO 1.

La strada cominciò ad animarsi quando mancavano pochi minuti alle sei.
I camion della nettezza urbana ritirarono i rifiuti dai bidoni disposti davanti alle villette come soldatini obbedienti. Poi fu la volta del mezzo che ripuliva l'asfalto con le spazzole rotanti. I furgoncini dei giardinieri giunsero subito dopo. I prati inglesi e i vialetti furono liberati da foglie ed erbacce, le siepi riportare all'altezza ideale. Finito il proprio compito, andarono via, lasciandosi alle spalle un mondo ordinato e un quieto silenzio.
Il posto felice era pronto a presentarsi allo sguardo dei suoi felici abitanti, pensò Mila.
La notte era trascorso tranquilla, come ogni notte in quel luogo. Verso le sette, le case iniziarono pigramente a svegliarsi. Dietro le finestre, padri, madri e figli sembravano indaffarati e allegri per il nuovo giorno che avevano davanti.
Un altro giorno di vita felice.
Mentre li guardava, seduta nella sua Hyundai parcheggiata all'inizio dell'isolato, Mila non provava invidia perché sapeva che, grattando un po' la superficie dorata, veniva sempre fuori altro. A volte il quadro vero, fatto di luci e ombre, come è giusto che sia. Altre volte, però, c'era un buco nero. Venivi investito dall'alito putrido di una voragine affamata, e ti sembrava che, dal profondo, qualcuno bisbigliasse il tuo nome.
Mila Vasquez conosceva bene il richiamo del buio. Danzava con le ombre dal giorno in cui era nata.
Fece schioccare le dita delle mani, forzando la pressione sull'indice della sinistra. Il breve dolore le diede l'impulso per mantenere alta la concentrazione. Di lì a poco le porte d'ingresso delle villette cominciarono ad aprirsi. Le famigliole lasciavano le abitazioni per affrontare la sfida col mondo – che per loro sarebbe stata sempre troppo agevole, pensò Mila.
Vide i Conner uscire di casa. Il padre, l'avvocato Conner, aveva quarant'anni, fisico asciutto sotto un completo grigio impeccabile, capelli leggermente brizzolati  che mettevano in risalto il volto abbronzato. La madre era bionda, il corpo e il viso di una ragazza leggermente invecchiata. Il tempo non avrebbe mai infierito su di lei, Mila ne era sicura. E poi c'erano le bambine. La più grande andava alle medie. La piccola – una cascata di riccioli – ancora all'asilo. Erano il ritratto dei genitori. Se qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi sulla teoria dell'evoluzione, Mila li avrebbe fugati mostrandogli i Conner. Erano belli e perfetti e, ovviamente, non potevano che vivere nel posto felice.
Dopo aver baciato moglie e figlie, l'avvocato salì a bordo di un'Audi A6 blu e si diresse verso la propria brillante carriera. La donna prese un Suv della Nissan, di colore verde, per accompagnare le bambine a scuola. A quel punto, Mila scese dalla sua vecchia auto per andare a introdursi nella villa – e nella vita – dei Conner. Nonostante il caldo, aveva scelto come travestimento una tuta da jogging. L'estate era finita da meno di un giorno, ma se avesse indossato maglietta e shorts, le cicatrici avrebbero attirato molto di più l'attenzione. Secondo i calcoli che aveva fatto da quando, nei giorni precedenti, era iniziato l'appostamento, aveva appena quaranta minuti prima che la signora Conner tornasse a casa.
Quaranta minuti per scoprire se il posto felice nascondeva un fantasma.

I Conner erano il suo oggetto di studio da qualche settimana. Tutto era iniziato accidentalmente.
I poliziotti che lavorano ai casi di scomparsa non possono attendere seduti a una scrivania che ci sia una denuncia, poiché a volte chi scompare non ha una famiglia che possa denunciare alcunché. Perché straniero o perché da tempo ha tagliato i ponti con tutto o, semplicemente, perché non ha nessuno al mondo.
Mila li chiamava <<i predestinati>>.
Individui che avevano un vuoto intorno e non immaginavano che un giorno sarebbero stati ingoiati. Perciò prima doveva cercare il caso, poi la persona scomparsa. Andava per strada, battendo i luoghi della disperazione, dove l'ombra morde ogni passo e non ti lascia mai solo. Ma le sparizioni avvenivano anche in presenza di un ambiente affettivo sano e protetto.
Per esempio, quando a scomparire era un bambino.
Poteva accadere – e purtroppo accadeva – che i genitori, distratti da una collaudata routine, non si accorgessero di qualche piccolo ma fondamentale cambiamento. Era possibile che qualcuno fuori di casa avvicinasse i figli senza che loro lo venissero a sapere. I bambini tendono a sentirsi in colpa quando ricevono le attenzioni di un adulto, perché si verifica un conflitto irrisolvibile fra due raccomandazioni impartite di solito da mamma e papà: è difficile, infatti, districarsi fra il dovere di mostrarsi educati coi più grandi e l'evitare il contatto con gli sconosciuti. Qualunque sia il comportamento scelto, ci sarà sempre qualcosa da nascondere. Mila, però, aveva scoperto che esisteva un'ottima fonte di notizie per sapere cosa stesse accadendo nella vita di un bambino.
Per questo, ogni mese faceva visita a una scuola diversa.
Chiedeva il permesso di girare per le aule quando i piccoli alunni non c'erano. Si soffermava a guardare i disegni appesi alle pareti. In quei mondi di fantasia spesso si mascherava la vita reale. Ma, soprattutto, si condensava il complesso di emozioni segrete, e a volte inconsce, che il bambino assorbe e riversa come una spugna. Le piaceva visitare le scuole. Le piaceva soprattutto l'odore – pastelli a cera e colla per la carta, libri nuovi e gomma da masticare. Le infondeva una misteriosa tranquillità, le dava l'idea che non sarebbe potuto accadere nulla.
Perché per un adulto i posti più sicuri sono quelli in cui stanno i bambini.
Era avvenuto nel corso di una di quelle esplorazioni che Mila, in mezzo a decine di disegni esposti su un muro, aveva scovato quello della figlia minore dei Conner. Aveva scelto a caso quell'asilo all'inizio dell'anno scolastico e c'era andata durante la ricreazione, mentre i bambini erano radunati in cortile. Si era soffermata nel loro minuscolo mondo, godendosi il sottofondo delle grida festose che provenivano da fuori.
Ciò che l'aveva colpita del disegno della piccola Conner era la famiglia felice che vi era rappresentata. Lei, mamma, papà e sorellina sul prato di fronte a casa. Una bella giornata col sole sorridente. Tutti e quattro si tenevano per mano. Scostato dalla scena principale, però, c'era un elemento che stonava. Un quinto personaggio. Le provocò subito una strana inquietudine. Sembrava che fluttuasse e non aveva la faccia.
Un fantasma, pensò subito Mila.
Stava per lasciar correre, ma poi cercò sul muro altri disegni della piccola e scoprì che l'oscura presenza tornava ogni volta. Il dettaglio era troppo preciso per essere casuale. L'istinto le diceva di approfondire.
Interpellò la maestra della bambina che fu molto gentile e le confermò che la storia degli spettri durava già da un po'. Spiegò che, per esperienza, non c'era di che preoccuparsi – di solito accadeva in seguito alla morte di un parente o di un conoscente, ed era il modo in cui i minori elaboravano il lutto. Per scrupolo, l'insegnante aveva chiesto alla signora Conner. Anche se in famiglia non erano avvenuti decessi ultimamente, qualche tempo prima la piccola aveva avuto un incubo notturno. Poteva essere quella la causa.
Ma Mila aveva imparato dagli psicologi infantili che i bambini attribuiscono a figure reali sembianze di personaggi di fantasia, non necessariamente eroi negativi. Così può accadere che l'estraneo diventi un vampiro ma anche un simpatico clown o perfino Spiderman. Tuttavia, c'è sempre un dettaglio che smaschera il doppio, rendendolo nuovamente umano. Ricordava il caso di Samantha Hernandez, che aveva raffigurato con le fattezze di Babbo Natale l'uomo dalla barba bianca che l'avvicinava ogni giorno al parco. Solo che nel disegno, come nella realtà, aveva un tatuaggio sull'avambraccio. Ma nessuno ci aveva fatto caso. Così, all'essere spregevole che l'avrebbe rapita e uccisa, era bastata la promessa di un regalo.
Nel caso della piccola Conner, l'elemento rivelatore era la ripetitività.
Mila era convinta che la bambina fosse spaventata da qualcosa. Doveva scoprire se si trattava di una presenza reale e, soprattutto, innocua.
Come sempre, aveva deciso di non avvertire i genitori. Era inutile creare allarmismi o infondate apprensioni soltanto per un vago sospetto. Aveva iniziato a sorvegliare la piccola Conner per individuare le persone con cui entrava in contatto fuori casa o nei pochi momenti in cui era lontana dalla vigilanza dei suoi, come quando era all'asilo o faceva danza.
Nessun estraneo era particolarmente interessato alla bambina.
I suoi sospetti erano infondati. Capitava spesso, ma non le pesava aver gettato al vento giorni di lavoro se la ricompensa era un senso di sollievo.
Per puro scrupolo, però, aveva deciso di far visita anche alla scuola della figlia più grande dei Conner. Nei suoi disegni non c'era alcun elemento ambiguo. Ma l'anomalia si celava in una fiaba che la maestra aveva assegnato come compito a casa.
La bambina aveva scelto una storia del terrore, il cui protagonista era un fantasma.
Era possibile che fosse solo il frutto della fantasia della sorella più grande che poi aveva influenzato la più piccola, solo per spaventarla. Oppure era la prova definitiva che non si trattava di una persona immaginaria. Forse il fatto che non avesse scovato un estraneo sospetto significava che la minaccia era molto più vicina di quanto avesse ritenuto all'inizio.
Non uno sconosciuto, ma uno di casa.
Per questo aveva deciso di effettuare una nuova esplorazione, stavolta presso la dimora dei Conner. Anche lei avrebbe dovuto trasformarsi.
Da cacciatrice di bambini a cacciatrice di fantasmi.

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