Questione di Incipit #2

by - 7/15/2013 11:18:00 AM

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui il primo capitolo di un libro.
Generalmente, se il primo capitolo è scritto bene, è una buona premessa perché il libro sia valido.
Ed eccoci al secondo appuntamento con la nuova rubrica.
Questo lunedì vi riporto il primo capitolo del libro che ho appena terminato di leggere:
Il dono del buio
di
V.M. Giambanco
il dono del buio
CAPITOLO SENZA TITOLO
Un cielo di un azzurro così intenso da ferire gli occhi. Alberi antichi che svettano di almeno una trentina di metri, cedri rossi e gialli accanto a pioppi neri e ad aceri, con le radici nodose che spuntano dal muschio scivoloso verde scuro e dal legno marcio. Il bambino sta correndo, scalzo. I suoi respiri sono corti, rapidi. Si ferma in una radura e resta in ascolto. Ha undici o dodici anni, gli occhi scuri spalancati. I jeans sono strappati là dove i rami secchi hanno cercato di intrappolarlo, spezzandosi; la maglietta grigia è sporca di fango e fradicia di sudore sulla schiena, le maniche sono incollate alle braccia magre. Nei punti in cui il tessuto è stato lacerato, si vede la pelle e il sangue gli copre braccia e mani, come se ci fossero state inzuppate dentro.
Il bambino si scosta il ciuffo dagli occhi e vomita quel poco che gli è rimasto nello stomaco. Si appoggia contro un albero e poi riprende a correre, a rotta di collo. Spinto dalla forza di gravità, rischiando di perdere l’equilibrio, arranca in un mare di foglie morte. Sotto i suoi piedi, il mondo scricchiola e ondeggia.
La notte scorsa
Buio. Le onde s’infrangevano rumorose sulla riva sassosa. Era il frastuono più dirompente che James Sinclair avesse mai sentito e lo scuoteva da cima a fondo, riversandosi in lui.
Non ricordava di essersi svegliato e di aver attraversato il prato fino al molo. Un vento gelido gli sfiorava il viso, mentre una cocente arsura gli si spandeva nei polmoni. In un momento di panico, si sforzò di rimanere vigile; invece colse il gusto del sangue e un urlo gli sfuggì dalle labbra: era sdraiato su un letto, gli occhi bendati, i lacci a imprigionargli il collo e le mani. Pensò ai suoi figli. Pensò a sua moglie.









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