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Recensione 'Mille volte niente' di Emma La Spina

Mille volte niente
Titolo: Mille volte niente
Autore: Emma La Spina
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 14 aprile 2011
Pagine: 249
Prezzo: 10,00 €
Versione e-book: 6,99 €
Trama: "Sono una donna bambina. Una donna segnata da un'infanzia e un'adolescenza trascorse in istituti per orfani. lo che orfana non sono. Nel chiuso di quelle stanze, mi è stata rubata la bellezza dei primi anni, la meraviglia della crescita, lo stupore per il mondo. E ho avuto in cambio dolore, umiliazione, ignoranza. Per questo, quando la porta di quelle stanze si è spalancata, ho dovuto imparare ogni cosa, mentre gli altri sapevano già. Il racconto della mia storia riprende da dove l'avevo interrotto. Un mattino d'estate, il giorno successivo ai miei diciotto anni e poco prima di affrontare l'esame di maturità, vengo espulsa dall'istituto. Buttata in mezzo a una strada, letteralmente. Tutti i miei averi sono un diario, un libro di scuola e gli abiti che porto addosso. Con quelli inizierò a percorrere la mia strada, senza sapere quale sia, senza sapere nemmeno se c'è per me, da qualche parte, una strada. Non so nulla, neppure il significato delle cose più naturali della vita. Le imparerò tutte sulla mia pelle. Lentamente imparerò a difendermi. Ma ci vorranno anni, e forse ancora non mi sento del tutto salda nei risultati che ho raggiunto. Certo una cosa per me, oggi, è più importante di ogni altra: la famiglia che mi sono creata. I figli, soprattutto. Sono il mio tesoro prezioso. Sono quello per cui è valsa la pena resistere. Per questo a chi mi domanda cosa voglio ora, rispondo: niente, mille volte niente. Ho avuto tutto." (E. La Spina)

Voti
Trama  5
Personaggi  4
Stile  3
Incipit  5
Finale
  5
Copertina  6
Voto complessivo  4.6
Questo libro è il seguito de “Il suono di mille silenzi”.
La storia riparte proprio da dove l’avevamo lasciata: Emma, autrice e protagonista, si ritrova, il giorno dopo il compimento del 18° anno di età, fuori dall’orfanotrofio in cui ha sempre vissuto. Non ha nulla se non l’abito che indossa e un libro di scuola.
Non sa dove andare, non sa cosa fare. Rimane seduta per molto tempo su una panchina, poi decide di chiamare due delle sue sorelle, ma nessuna di loro è disposta ad ospitarla; chiama la “madre” e anche da lei riceve un diniego. Infine, chiama un ragazzo che aveva conosciuto quando studiava musica in orfanotrofio.
Questo ragazzo va a prenderla, la porta a casa e, nonostante il rifiuto dei genitori, decide di ospitarla. Approfitta di lei, la famiglia di lui li costringe a sposarsi e loro lo fanno. Lei, nel frattempo, trova lavoro come segretaria, ma il suo titolare la stupra ripetutamente; Emma chiede aiuto a suo marito, ma lui le dice che deve star zitta e continuare a lavorare, perché i soldi servono; lei non ce la fa più a vivere con la famiglia di lui, così convince una sua sorella ed un fratello a prendere un appartamento assieme, dove, però, è lei a pensare a tutto: paga l’affitto e le bollette, fa la spesa e viene trattata da cameriera. Scopre anche di essere incinta del suo datore di lavoro che, nel frattempo, pensa bene di caricarla su un camion e portarla a Vicenza, dove, dopo il parto, vorrebbe farla prostituire, ma almeno in questo fallisce.
Emma partorisce, lui continua a picchiarla e stuprarla e lei rimane nuovamente incinta; ha una bambina e, finalmente, decide di fuggire dal suo aguzzino. Chiede aiuto ad un’associazione per donne in difficoltà. Loro la aiutano; le trovano una casa ed un lavoro e anche un avvocato che segue la causa per l’affidamento dei figli; ma lei si lascia incantare dall’idea di famiglia e torna col padre dei suoi figli che, puntualmente, ricomincia a picchiarla e stuprarla. Decide di scappare nuovamente e richiama quelli dell’associazione, ma loro le sbattono la porta in faccia. Così fa da sola e…invece di andare in una città dove nessuno la conosce, Emma fa ritorno a Catania, dove lui può trovarla, dove ha amicizie influente e anche le varie denunce che lei fa dai carabinieri, vengono ignorate.
La sua vita va avanti tra uomini che vogliono approfittare di lei, che la picchiano, porte sbattute in faccia…
Scusate, so che posso sembrare cinica, ma in questo secondo libro c’è una sorta di forzatura che non mi ha convinta.
Tutti gli uomini vogliono stuprarla e picchiarla, tutte le persone che incontra vogliono approfittarsi di lei. Ha quattro figli da due uomini diversi e non riesce a dare stabilità a nessuno.
Sinceramente, la sensazione che ho avuto leggendo è stata quella di avere a che fare con tante invenzioni e tante esagerazioni. E’ un po’ come se l’autrice avesse scritto sull’onda del successo del primo libro e, in qualche modo, abbia cercato di suscitare pena in chi legge.
Mi spiace, ma per quanto mi riguarda, non ci è riuscita.
Per quasi 200 pagine ho continuato a pensare di avere a che fare con una stupida che, nonostante tutte le occasioni che le si sono presentate, non ha mai fatto nulla per dare una svolta alla sua vita.
L’autrice: Emma La Spina nasce nel 1960 a Catania, dove vive laspinaancora oggi. La sua infanzia difficile, fatta di privazioni, è narrata nel libro autobiografico Il suono di mille silenzi, pubblicato nel 2009. Nell’aprile 2010 la storia continua con Mille volte niente.

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CONVERSATION

1 pensieri dei lettori:

  1. Lo stile è semplice, senza pretese.
    Una parola sui contenuti: inverosimili.
    Ci sarà senz'altro un fondo di verità e non voglio metterlo in dubbio.
    Ma francamente che una donna resti incinta, negli anni, 5 volte che dicansi 5, tutte rigorosamente senza consapevolezza, mi pare strano.
    Non sa dire di no ad un matrimonio senza consenso, da quanto è soggiogata, ma non ha problemi a divorziare dopo una settimana, affrontando, suppongo (non se ne fa il benchè minimo cenno, nel libro), tutta la trafila (anche burocratica) che ciò comporta.....ma non ha idea dell'esistenza degli anticoncezionali?
    In una città sconosciuta, dove non capisce la lingua e si perde dietro l'angolo di casa (che non sa infatti ritrovare), trova un dentista (e come pagarlo).
    Il compagno violento la picchia in pubblico, ha atteggiamenti da schiavista ANCHE DENTRO L'OSPEDALE, picchia anche il medico e a nessuno viene in mente di segnalarlo....
    Il suddetto compagno impone, contro la di lei volontà, di cambiare il nome già dato al neonato, IMPONENDOGLI IL PROPRIO NOME DI BATTESIMO (procedura vietata in Italia dal Codice Civile, come tutti sanno)
    L'ospedale (del nord, dove le connivenze del compagno non dovrebbero “pesare”) è perfettamente conscio della situazione di degrado assoluto in cui la ragazza vive, e non segnala (come è OBBLIGATO a fare) la circostanza ai servizi sociali.
    La protagonista fa il corso biennale per diventare infermiera (dove è strabravissima e apprezzata da tutti), e poi nel libro non se ne parla più...che ne è stato? L'assunzione sicura al termine del corso è stata forse da lei rifiutata esattamente come il posto alla ASL (concorso ovviamente stravinto in soli 30 giorni di studio, dovendo al contempo anche accudire a un neonato)?
    Con il primo fidanzatino “normale” va spesso in pizzeria assieme alla comitiva, ma poi quando, mesi dopo, si ritrova nel ristorante dell'albergo dove vive (dopo il rapimento) sostiene di non aver mai visto un menù in vita sua e di non avere la più pallida idea di cosa sia...
    Il suo carnefice le “urla al telefono” che deve abortire....beh, credo che un uomo di quella crudeltà abbia ben altri mezzi per “convincerti” ad interrompere una gravidanza...
    Tutti, da potenti ad emarginati, la vedono come un oggetto sessuale, ma lei non si piega mai, non accetta soldi da nessuno (nemmeno dal presunto suo padre, nemmeno come risarcimento - stabilito dal tribunale - per le angherie subite dal compagno), eroina senza macchia e senza paura in un mondo popolato solo ed esclusivamente da mostri: una divisione un po' troppo netta e sottolineata con troppo compiacimento.
    La chiosa sulla pedofilia del clero è giusto una paginetta, anche un po' fuori contesto rispetto alla storia, alla fine del romanzo, “buttata lì” tanto per non farci mancare nulla, e sottolineare anche questo luogo comune in questo mondo popolato solo da mostri (lei esclusa, ovviamente, e non manca di sottolineare esplicitamente questa sua natura generosa nonostante tutto e tutti).
    E potrei continuare con piccole/grandi incongruenze.
    Mah, mah, mah....ripeto: la vita dell'autrice di sicuro non è stata invidiabile e le premesse con cui è iniziata le ha sicuramente scontate a lungo, o per sempre.
    Mi pare che il raccontarla scrivendo il romanzo però le abbia un pochino “preso la mano”...

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