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Inesattezze

Che io sia una fan di Dan Brown, si sa. Che abbia amato (quasi) tutti i suoi libri anche. Che Inferno mi sia piaciuto parecchio, penso che traspaia dalla recensione.
Ma, giusto per giocare un po’, giusto perché sono precisina, vi segnalo qualche imprecisione (storica o meno) del libro!
Nel decantare le straordinarie dote intellettuali della dottoressa Sienna Brooks, l’eroina che affianca Langdon, Dan Brown esalta il suo QI di 208 (8 in più di Stephen Hawking) e le sue capacità mnemoniche. Poco più avanti, però, la Brooks sembra non sapere cosa sia la maschera del medico della peste, nota a chiunque abbia mai sentito parlare di Venezia!
Langdon fa riferimento al David di Michelangelo chiamandolo semplicemente “il David”, un errore che nessuno storico dell’arte potrebbe fare. Quella del Buonarroti, infatti, non è la sola importante scultura al mondo del giovane guerriero d’Israele, e neppure l’unica che si trovi a Firenze, dove sono anche esposti il David di Donatello e quello del Verrocchio.
Come già nel Codice Da Vinci, il professore di Harvard, Robert Langdon, continua imperterrito ad insegnare una materia che non esiste: la simbologia. “Siamo certi che le sue aule sarebbero stracolme, - ha affermato l’ufficio stampa dell’università - purtroppo non abbiamo in previsione di creare un dipartimento di simbologia. Il che è abbastanza simbolico di qualcosa”.
Nel romanzo, un ruolo centrale è giocato dalla maschera funebre di Dante Alighieri, conservata a Palazzo Vecchio; lo stesso Langdon dice che essa è autentica e spiega persino il procedimento utilizzato per crearla, che comprenderebbe l’applicazione del gesso sul cadavere del Poeta. In realtà nessuna delle maschere mortuarie di Dante conosciute è autentica, ma si tratta sempre di falsi o di sculture eseguite in epoca successiva alla data di morte. Quella di Palazzo Vecchio, in particolare, è stata realizzata nel 1915.
Nel romanzo, i protagonisti attraversano il corridoio Vasariano dal Giardino di Boboli a Palazzo Vecchio; sebbene con uno stratagemma riescano ad eludere la sorveglianza e varcare la porta a Boboli, non si cita come essi facciano ad attraversare gli Uffizi e ad aprire le porte tra la Galleria e Palazzo Vecchio. Inoltre, essi, nel Palazzo, sbucano in una zona di uffici dell’amministrazione comunale e solo successivamente si recano nella zona del museo ; in realtà, il corridoio sbuca nel cuore del museo, negli appartamenti di Eleonora di Toledo. I passaggi segreti attraverso palazzo Vecchio sono invece descritti con minuzia e per lo più corrispondenti alla realtà. Soltanto nella zona delle capriate del salone dei Cinquecento si parla di una passerella per i visitatori che arriva a metà del soffitto;  in realtà, si ferma davanti alla prima capriata.
Si dice che il museo della Casa di Dante sia chiuso di lunedì (in realtà è aperto tutti i giorni) e che il Battistero il lunedì non apra prima delle 13 (apre alle 11 . 15).
Langdon descrive con dovizia molti particolari che nella Visione dell’Inferno di Botticelli sono quasi invisibili se non del tutto assenti: le figure dei dannati, infatti, sono minuscole nell’originale e molti dettagli enumerati dal professore (espressioni sofferenti, posizione di braccia e mani) sono indiscernibili. Inoltre, Langdon fa riferimento all’uso massiccio dei colori seppia, nero e rosso: quest’ultimo colore, in realtà, è presente solo in una minima porzione del disegno (il fiume Flegetonte).
Viene detto ripetutamente che la conseguenza immediata della Peste Nera fu il Rinascimento; in realtà, quando si verificò l’epidemia, nel 1340 circa, il rinascimento era già stato avviato da oltre 40 anni grazie alle innovazioni di Giotto ed agli studi umanisti, entrambi periodizzabili agli inizi del XIV secolo.

Nonostante le inesattezze e le critiche che da più parti il romanzo di Dan Brown ha ricevuto, ad oggi ha venduto 4 milioni di copie negli Stati Uniti, un milione nel Regno Unito e 600 mila in Italia.
E voi cosa ne pensate? Lo avete letto? Lo leggerete? Credete che un autore del suo calibro dovrebbe documentarsi meglio prima della stesura definitiva del romanzo o tollerate la “licenza romanzesca”?


 

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