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Pagina 99...#6

Pagina 99
è una rubrica che consiste nel riportarvi
la 99esima pagina di uno dei libri che ho già letto.
Perché proprio pagina 99?
Perché è un buon punto per poter capire la storia
senza però svelarne troppo!
  
La pagina 99 di questa settimana è tratta da
Benjamin
di
Federico Axat
Benjamin
...a un oblò, ed era socchiuso, ma non abbastanza affinché un adulto ci potesse passare. Nessuno aveva avuto il coraggio di ammetterlo, ma era invece abbastanza grande perché ci s’infilasse un bambino...soprattutto uno di nove anni e magro.
Due pompieri cercavano di spostarlo, ma invano. Lo sapevano già che non ci sarebbero riusciti; dai loro volti si capiva che ci avevano già provato. Probabilmente avevano deciso di fare un ulteriore tentativo a causa della presenza di Robert, quasi per evitare di dargli delle spiegazioni.
Ma Robert non era a conoscenza del tentativo dei pompieri, né di null’altro. Si avvicinò in silenzio al pezzo di stoffa accanto allo sportello. Non aveva ancora visto la bicicletta, naturalmente, per cui quella striscia era il primo contatto col figlio scomparso da oltre trenta ore. Malgrado la tela non fosse stesa del tutto, lo era quanto basta per notare i colori della bandiera degli Stati Uniti infilata nell’estremità della mazza da baseball. Nel prenderla in mano, riuscì a notare anche la palla da baseball a cui era attaccata. Era il gagliardetto che suo figlio portava sempre sulla bici; e semmai avesse avuto dei dubbi al riguardo, la calligrafia maldestra di Ben nella parte inferiore provvedeva a farli svanire: New York Yankees.
”E’ di Ben”, disse Robert girandosi con la bandierina in mano.
”era esattamente dove l’hai trovata.” Harrison mise la mano sulla spalla di Roberto. “Forse Ben è entrato in questo tubo. Non sappiamo ancora dove porta”, il commissario non riusciva a sollevare lo sguardo mentre pronunciava queste parole.
Roberto s’inginocchiò davanti allo sportello. Infilò il viso nell’apertura e gridò il nome di suo figlio più e più volte. Venne colpito da un’atmosfera umida, e l’unica risposta fu l’eco delle sue parole che rimbombavano sui muri d’acciaio di un tunnel largo una sessantina di centimetri.
Nessuno disse niente. Due lampade da cinquecento watt proiettavano ombre quiete.
Alla fine Harrison si avvicinò a Robert, lo prese per le spalle e l’allontanò dagli altri.
”Che cos’è, Thomas?” domandò Robert.
”Non si sa”, rispose Harrison. “Forse è un condotto dell’acqua. Appena riusciremo ad aprire lo sportello un altro po’, ci faremo un’idea più precisa.”

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