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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Recensione 'Quello che mi manca per essere intera' di Ilaria Scarioni - Mondadori

Bianca vive a Genova e della sua città ama tutto: la vicinanza del mare e il cielo azzurro, le voci che si rincorrono nei vicoli, la schiettezza scontrosa dei suoi abitanti. E Genova la ricambia, avvolgendola di un amore protettivo e materno, fin da quando era una bambina affetta da una patologia congenita che le ha deformato gli arti, costringendola a trascorrere lunghi periodi in ospedale. E tuttavia il calore che sempre ha sentito attorno a sé non le ha impedito di sentirsi diversa, diversa e difettosa. Per riappropriarsi del corpo, Bianca decide di provare a raccontare il suo romanzo personale: torna all'infanzia, ai giorni in ospedale, all'adolescenza, al rapporto con gli uomini. A guidarla nel viaggio ci sono i suoi fantasmi: bambini e medici incontrati in ospedale, ma soprattutto Gerolamo Gaslini, il fondatore dell'Istituto Gaslini, costruito per ricordare la figlia, morta a undici anni. Accanto a Bianca, compagno sollecito e discreto, c'è l'amante fotografo Cesare. Alle prese con l'accettazione della propria malattia, Bianca racconta la fatica di tutti noi, alla ricerca del nostro posto nel mondo e della nostra parte più vera....


Titolo: Quello che mi manca per essere intera
Autore: Ilaria Scarioni
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 20 giugno 2017
Pagine: 204

Trama: 4  Personaggi: 4  Stile: 4 



Il grado qualitativo più elevato, tale da escludere qualsiasi difetto e spesso identificabile con l'assolutezza o la massima compiutezza. Questo è ciò che il dizionario della lingua italiana riporta alla voce perfezione. 

Ma ci siamo mai chiesti quali siano i canoni atti ad identificarla? La perfezione, così come la normalità, da cosa sono stabilite? Chi è in grado o si sente in dovere di dire "quella cosa è perfetta... tu sei normale"? Perfezione e normalità sono due concetti astratti e relativi.
Così come relativo è il concetto di interezza che Ilaria Scarioni ci propone in questo suo primo romanzo, in cui Bianca, la protagonista, è affetta da una patologia congenita che le ha deformato gli arti.
Gran parte dell'infanzia di Bianca trascorre tra le mura dell'Ospedale Gaslini di Genova. Ed è da qui che l'autrice parte per raccontarti la vita della protagonista, ripescando i suoi ricordi e facendoci entrare tra le pieghe del suo dolore.

È un romanzo introspettivo, doloroso, a tratti fastidioso quello che Ilaria Scarioni ci propone. Un romanzo che ci porta a riflettere sul nostro concetto di normalità, di vita, di dolore e di sofferenza.
Si percepisce, sin dalle prime parole, che la storia è condita dal vissuto della sua autrice, si sente la sofferenza che permea le pagine e che, a tratti, diventa soffocante. 
L'interezza che manca alla protagonista non è solo quella fisica, è  quell'interezza mentale che si acquisisce, probabilmente, quando si ha una vita "normale", quando, bambini, si corre nei cortili di scuola; quando, adolescenti, ci si tiene per mano col primo fidanzantino; quando, adulte, si indossano le prime scarpe col tacco.
È questa normalità che manca a Bianca, costretta ad infilare la sua vita in un paio di scarpe ortopediche o di scialbe ballerine! 
Lo ammetto, un po' ho riso davanti a questa protesta! Io che vivrei in Converse, io che i tacchi li metto solo se strettamente necessari e che in casa viaggio scalza, facevo fatica a capire il desiderio di Bianca, questa sua voglia di torturarsi dentro un tacco 12!

Ma non penso sia il tacco 12 fine a se stesso quello che Bianca desidera: è la normalità. Quel corpo senza imperfezioni, quello che non viene notato al primo sguardo, quello che fa andare una persona oltre la tua fisicità.

L'intensità di questo romanzo è racchiusa nel pensiero che Bianca ha sul suo fidanzato: non lo amerei se non fosse bello, non lo amerei se fosse deforme. E se ad un primo sguardo si pensa alla cattiveria di una donna che dice ciò, poi ci si rende conto che Bianca ha solo una grande, smisurata voglia di interezza.

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