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Recensione 'Le cose che credevamo di sapere' di Mahsuda Snaith - Corbaccio

Ravine Roy ha diciott'anni e festeggia il suo compleanno a letto, dove si trova ormai da dieci anni. E non ha in programma di alzarsi nel futuro immediato. D'altronde non ha alcun desiderio di affrontare il Grande Mondo di Fuori. «Non vorresti almeno provarci?» domanda sua madre. Ma Ravine non vuole. Non può. Soffre di una sindrome che le causa dei dolori cronici che le impediscono di muoversi. Da un giorno di dieci anni fa. Il giorno in cui tutto è cambiato. Il giorno in cui è scomparsa la sua amica del cuore. La mamma, originaria del Bangladesh, cerca in tutti modi di aiutarla a guarire e le regala un diario per raccontare la sua vita, nella speranza che riesaminare gli eventi la aiuti a reagire. Chi era Marianne, come diventata amica di Ravine, che cosa è successo veramente, perché è scomparsa? Ripercorrere gli anni dell'infanzia - quando, con Marianne e il fratello di lei Jonathan, Ravine trascorreva giornate serene, fatte di giochi, avventure e confidenze - e confrontarli con il doloroso presente è difficile, ma Ravine, nutrita dai piatti profumati e speziati della madre e c la sua incrollabile e allegra fiducia, trova la forza di non mollare e riaffacciarsi alla vita. Costi quel che costi. "Le cose che credevamo di sapere" è un romanzo d'esordio fresco e intenso, delicato e commovente, che insegna a ricominciare dalle proprie radici. Perché è così che ci riesce Ravine, facendo fiorire il proprio futuro ricordando il tempo in cui lei e Marianne, le due amiche per la pelle, si dicevano: «Cantiamo e travestiamoci. Scriviamo delle storie e inventiamoci un modo per riparare il mondo».

Titolo: Le cose che credevamo di sapere
Autore: Mahsuda Snaith
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: 1 giugno 2017
Pagine: 298

Trama: 3  Personaggi: 3  Stile: 3 




Ravine, la protagonista di questo romanzo, è una diciottenne che da ormai un decennio vive nel suo letto a causa della sindrome da dolore cronico
Il letto è caldo. Il letto è sicuro. Quando sei a letto nessuno ti chiede che giorno è o come si risolve un algoritmo.
Ho cercato di documentarmi su questa malattia prima di scrivere questa recensione e posso dirvi che le informazioni che si trovano in rete sono davvero scarne. Per lo più, questa sindrome viene definita psicologica, in quanto pare che la causa scatenante sia dovuta, per l'appunto, a traumi personali.
Ed è proprio una perdita importante, quella della sua migliore amica, che scatenerà in Ravine la malattia.

L'autrice ci porterà nella vita di Ravine in una sorta di viaggio a ritroso: partendo dal giorno del suo diciottesimo compleanno, giorno in cui riceverà un diario su cui scriverei suoi pensieri, accompagneremo Ravine nei ricordi della sua infanzia, nei giochi con Marianne, nelle scoperte, nelle escursioni nei boschi vicino casa, sino al giorno della tragedia.

L'idea di base del romanzo è valida, peccato che, a parer mio, Mahsuda Snaith la abbia sviluppata in maniera poco efficace. La malattia di Ravine ci viene appena accennata, tanto che, poche pagine dopo l'inizio del romanzo, non appena Ravine decide di buttare i suoi pensieri su carta, magicamente guarisce!
Adesso, io sono la prima a credere nel potere terapeutico della parola scritta, ma cavoli! Un minimo di passaggio dalla malattia alla guarigione? Una fase di evoluzione? No, Ravine passa dall'avere dei dolori lancinanti e costanti che la portano a non riuscire neanche a tenere in mano una penna al saltellare allegramente sul letto e ballare in giro per tutta la camera.

Anche i capitoli in cui Ravine ci racconta la sua infanzia assieme a Marianne, viene sviluppata in modo tale da diventare, alla lunga, un tantino noiosa. Mentre all'inizio il rapporto tra le due bambine è fatto di giochi, spensieratezza e felicità, alla lunga diventa tutto ripetitivo, scontato, lento. Tanto che, quando si arriva alla parte in cui Marianne muore, la storia è scivolata talmente tanto nell'apatia che non si riesce più ad apprezzare.

Il personaggio di Ravine, in sé, non dà alcuno stimolo al lettore e si fatica non poco ad entrarci in sintonia, il che, ovviamente, crea una sorta di muro che porta ad una scarsa empatia che influisce parecchio nella lettura.
Gli altri personaggi, invece, sono solo un contorno ad una storia che aveva davvero un grande potenziale e che, invece, si è rivelata solo una nuvola fumosa.
Mancano, in questo romanzo, quei profumi, quei sapori e quei colori che, invece, si evincono da una meravigliosa copertina. Tutta la storia rimane chiusa tra le quattro pareti della camera di Ravine, non riuscendo mai a sconfinare in quel bosco fatto di giochi e risate, di alberi e rugiada.




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CONVERSATION

2 pensieri dei lettori:

  1. Risposte
    1. Ok, lo confesso: sono in ritardassimo nelle risposte ai commenti, ma tu sai benissimo quanto il caldo mi uccida. Comunque no, passa tranquillamente oltre!

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