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giovedì 12 gennaio 2017

Recensione "Nessuno come noi" di Luca Bianchini - Mondadori

Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati "Tre cuori in affitto", come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L'equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall'arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po' arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l'appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell'adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell'amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando "non dovrebbe". In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.

Autore: Luca Bianchini
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 10 gennaio 2017
Pagine: 252

Trama: 3  Personaggi: 2  Stile: 3  Copertina: 4 




Quando ti trovi tra le mani il nuovo romanzo di uno scrittore che hai molto amato, ti prende sempre un po' di paura: sarà all'altezza dei suoi precedenti? Mi deluderà? Riuscirà a sorprendermi?
Nel mio caso, leggere questo nuovo lavoro di Luca Bianchini era un po' la prova del nove.
Dopo averlo scoperto (ed amato alla follia con Io che amo solo te), dopo aver recuperato tutti i suoi romanzi precedenti e, soprattutto, dopo l'immensa delusione di Dimmi che credi al destino, quest'ultimo suo lavoro è stato lo spartiacque per capire se Bianchini rimarrà uno dei miei autori preferiti o se, per noi, sia arrivato il momento di salutarci senza rancore!

La lettura di questo romanzo è stata scandita per quanto mi riguarda, da un tam tam di messaggi di gente in attesa di conoscere il mio parere. La domanda che sentivo sussurrare sottobanco era sempre quella: "La Libridinosa ucciderà Bianchini anche stavolta?"
Ebbene no! Bianchini esce indenne dalla mia perfida penna. Indenne ma non glorioso, sia chiaro! Diciamo che il potenziale c'è, ciò che manca è il guizzo.

Siamo nel 1987, in un liceo torinese e i protagonisti sono sono quattro adolescenti: Cate, Vince, Spagna e Romeo. Ognuno con la propria storia alle spalle, riescono a formare un affiatato quartetto nonostante le differenze che li separino.

La sensazione iniziale, per me che negli anni Ottanta ci sono cresciuta, è stata quella di guardare uno degli episodi de I ragazzi della 3° C (se non sapete di cosa sto parlando, sappiate che avete avuto una brutta infanzia!).
L'ambientazione è quella, la classe è formata da vari prototipi di umanità (i paninari, i dark, le secchione, le belle, ecc.) e le vite dei protagonisti si intrecciano a quelle dei vari insegnanti dando il via a varie "scenette" da telefilm.

Proseguendo nella lettura, la sensazione 3° C è sfociata in uno dei peggiori ricordi della mia adolescenza: le lettere al "Cioè" (ma esiste ancora il "Cioè"?). Per una buona cinquantina di pagine, Bianchini infarcisce il romanzo di prime esperienze e dubbi degni delle migliori lettere anni Ottanta pubblicate dal tanto amato settimanale!

Insomma, arrivata a metà lettura le mie aspettative si erano notevolmente abbassate, quindi ho messo a riposo il neurone e ho proseguito con minori attese. E lì, lo ammetto, ho cominciato ad apprezzare questa storia. Che è semplice, fatta di amicizia e buoni sentimenti, una storia che strappa più di un sorriso. Una storia in cui i luoghi comuni non mancano (anche stavolta, sì!). Ma tutto finisce lì.
Manca quel guizzo, quel colpo di genio, quella scintilla che avevano fatto di Io che amo solo te (e del suo seguito) un successo, un'icona della narrativa contemporanea.
Pare quasi, leggendo gli ultimi due romanzi di Bianchini, che la storia di Ninella e Don Mimì, sia stata un po' il suo canto del cigno.

Per quanto riguarda, invece, quest'ultimo libro, mi sorge il dubbio su quale possa essere il suo target di lettori. Sicuramente per chi è cresciuto negli anni Ottanta è un piacevole tuffo nel passato; ma chi è cresciuto in quegli anni, oggi ha davvero voglia di leggere la storia di quattro adolescenti pieni di patemi amorosi?
E viceversa, gli adolescenti di oggi sarebbero in grado di empatizzare con una generazione che usava le cabine telefoniche per comunicare, girava in sella ad un CIAO e la cui massima aspirazione erano le felpe della Best Company?
questo è uno di quei romanzi che non saprei proprio a chi consigliare. Ma, in fondo, lo consiglierei?

Diciamo che questa volta di Bianchini potrei dire, giusto per rimanere attinente all'ambientazione scolastica, che è intelligente, ma non si applica!
La storia in sé raggiunge una sufficienza risicata, data più come premio al tentativo che non a ciò che rimane dopo la lettura.
Che poi, anche questa volta Bianchini venderà centinaia di migliaia di copie, è una cosa indubbia: la sua firma su un libro è ormai sinonimo di vendita assicurata. Peccato che ai miei occhi questa cosa sia paragonabile a ciò che accade con i libri di Fabio Volo: un nome che fa vendere. Punto.




25 commenti:

  1. Ok Laura, io ero tra le curiose di sapere come l'avresti trovato per decidere se leggerlo o no... ebbene, mi sa che stavolta passo! grazie :-)

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    1. Oh figurati, Nadia! È sempre un piacere...magari non diciamolo a lui ;)

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  2. Uhm, non leggo molto entusiasmo. Proverò a leggerlo, consapevole che il Bianchini che ci conquistato è altra cosa....

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  3. Nonostante Bianchini non mi piaccia - ho letto Io che amo solo te e l'ho trovato troppo pieno di cliché a fin di bene; nel senso: "siete terroni, però cariiini" -, anch'io ero curiosissimo di sapere la tua, da quando ho visto il libro fotografato su Instragram. Felice che, in parte, ti sia piaciuto. In caso di ripensamenti tra me e Luca, però, magari partirò da altro. :)

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    1. Parti assolutamente da altro! Vero è che anche "Io che amo solo te" era pieno di cliché, ma quantomeno faceva ridere e aveva dietro una storia che lasciava qualcosa. Qui non c'è manco quella.

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    2. Sì, concordo. I protagonisti - soprattutto gli anziani - li ricordo ancora. Purtroppo, poi ho incrociato il film e gli articoli di gossip di Bianchini. :-P

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  4. Anch'io aspettavo con curiosità la tua recensione ma più che altro per godermi le tue parole perché ,già dalla trama, avevo capito che non avrei letto questo libro. Zero voglia di tornare a quel periodo che la mia timidezza ed io non abbiamo vissuto per niente bene.. Ciao da Sabrina

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  5. Quanto ho amato Io che amo solo te?
    Tanto!
    E poi è arrivato Dimmi che credi al destino e..puff! Mi sono chiesta che fine abbia fatto quel Bianchini!
    Per questo sono un po' tentennante se leggere questo libro o meno e leggendo la tua recensione resto ancora un po' così :/ magari più in là!

    E sì, mi sembra che il Cioè esisista ancora :p

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    1. Uh oggi vado a comprare il Cioè! Se l'edicolante mi dice che non esiste, le dico che è colpa tua! Comunque se hai voglia di leggere lasciando in ferie il neurone, questo libro è adatto!

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  6. Non mi aspetto certo alta letteratura da Bianchini! Però neanche una stroncatura così decisa...
    Peccato.

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    1. Se ti sembra decisa questa, non hai letto la recensione del romanzo precedente!!

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  7. Leggerò questo libro, con calma, senza troppe aspettative.
    Sono di quelli che ha amato il Bianchini cinico di Instant Love ed è rimasto deluso dai cliché di Io che amo solo te, affascinata dalle atmosfere british di Non dirmi che credi al destino.

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    1. Era "Dimmi che credi al destino". Certo, se ti è piaciuto quello, con questo farai faville!

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  8. Aspettavo la tua recensione ma più che altro per godermi le tue parole, perchè comunque il libro non mi attirava già dalla trama. Zero voglia di tornare col pensiero a quel periodo che, la mia timidezza ed io, non abbiamo vissuto per niente bene.

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    1. Allora passa oltre, che non ti perdi nulla di fondamentale per la tua vita da lettrice!

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  9. tutto quello che hai citato degli anni '80 io so! E mi sembra tanto Raf quando cantava Cosa resterà... Detto questo forse rientro in quelli che le paturnie amorose e adolescenziali le leggo volentieri, anche se la forzata malinconia del passato a volte mi sta stretta. Lo leggerò.
    Volevo solo dirti che ti sei di nuovo superata nella recensione, io adoro!

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    1. No no, niente malinconia, stalker del mio cuore!

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  10. Ciao, di Bianchini ho letto solo "Io che amo solo te" e, anche se sono una voce fuori dal coro, devo ammettere che non mi è piaciuto molto. Questo romanzo mi sembra piacevole perchè amo gli anni '80 e quello stile di vita (anche se non l'ho vissuto perchè sono nata nell'89) però dall'altra temo di rimanere ancora delusa, quindi non so... ci penserò ;-)

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    1. Ami gli anni Ottanta proprio perché non li hai vissuti! Prova ad usare una giacca con le spalline e li odierai anche tu!

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  11. Grazie mille per questa recensione!
    Mi piace molto come scrivi!
    Per adesso non lo leggerò!
    Un bacio!
    NUOVO POST sul mio blog! Passa da me se ti va!
    http://lamammadisophia2016.blogspot.it

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  12. Ecco già leggendo la sinossi vedevo la sceneggiatura di "Notte prima degli esami" che come ritorno agli anni '80 era stato più che sufficiente. Riconosco che sono stati anni meravigliosi per chi (come me) li ha vissuti ma sinceramente vorrei leggere altro. Una recensione bella e sentita che, putroppo per Bianchini, seguirò come un dogma. Quindi saluto caramente gli anni 80, di cui ho un bellissimo ricordo, e ti ringrazio per il consiglio o "sconsiglio" che dir si voglia : ).

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    1. A Bianchini continuiamo a non dir nulla e speriamo non passi di qui!

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  13. Mmmmh... Credo che lo leggerò ma, dopo questa recensione e le varie disquisizioni private, lo farò con moooolta calma ;)
    Tanto non scappa!

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