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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Recensione 'Florence Gordon' di Brian Morton–Sonzogno

florence gordonSINOSSI

Florence Gordon ha settantacinque anni e vive a Manhattan. Femminista ebrea divorziata, scrittrice scorbutica, attivista testarda e orgogliosa, detesta la maggior parte delle cose che la gente trova piacevoli e ama mettere gli altri in difficoltà. Mentre è alle prese con la sua settima fatica, un libro di memorie, un articolo del «New York Times» la definisce “patrimonio nazionale”, catapultandola sotto le luci della ribalta e obbligandola a superare quel filo spinato che aveva eretto intorno a sé. La situazione precipita quando i suoi “cari” si trasferiscono da Seattle a New York: il figlio Daniel (che ha snobbato le orme letterarie dei genitori per diventare poliziotto), la nuora Janine (psicologa, pronta ad avere una relazione con il suo capo) e la nipote Emily (che sta cercando di capire cosa fare di una problematica storia d’amore). Tra i quattro, giorno dopo giorno, si intreccia una commedia irresistibile, all’insegna di una crudele sincerità ma anche di una sorprendente complicità emotiva. L’anziana signora, i cui corrosivi commenti sono una sorta di “versione di Barney” al femminile, non risparmia niente e nessuno. E forse proprio per questo i personaggi che la circondano (e i lettori di questo libro) finiranno per affezionarsi a lei e non poter più fare a meno della sua voce.

TITOLO: Florence Gordon Florence Gordon
AUTORE: Brian Morton
TITOLO ORIGINALE: Florence Gordon
TRADUZIONE A CURA DI:
Maura Parolini, Matteo Curtoni
EDITORE: Sonzogno
PAGINE: 320
ISBN: 9788845426063

TRAMA 8
PERSONAGGI 9
STILE 8
INCIPIT 9
FINALE 10
COPERTINA 7

 Piacere Libridinoso

Letto in 3 giorni


Ho amato di Florence Gordon la sua capacità di essere schietta e diretta, senza mai preoccuparsi del pensiero o delle reazioni altrui.
Ho amato di Florence Gordon la tenacia, la forza, il coraggio, l’orgoglio, la cocciutaggine.
ho amato di Florence Gordon, soprattutto, il suo bastare a se stessa.

Mi sono lasciata affascinare dalla sinossi di questo libro (lo so, ci casco sempre! Ma c’è chi sta messa peggio di me. Conosco una tipa che compra i libri solo per le loro copertine, anche quando sa benissimo che si ritroverà tra le mani un romanzo pessimo!), che mi ha fatto pensare ad un libro ironico, divertente, un po’ leggero.
Mi sono un po’ spaventata quando ho letto le prime recensioni on-line. E ho iniziato a leggerlo col timore di una delusione.
Invece, per tre giorni ho avuto a che fare con Florence e il mondo che le ruota attorno. Ed è stato un viaggio davvero piacevole!

Florence Gordon è una settantacinquenne, femminista ed ebrea. Vive a Manhattan e non si capacita di come la gente possa vivere altrove! Scorbutica, rompipalle, direi quasi anaffettiva. Divorziata da Saul, intellettualoide fallito, madre di Daniel, con cui non è mai riuscita a creare nessun tipo di legame, Florence sale alla ribalta delle cronache grazie alla recensione di un suo pezzo che viene pubblicata sul New York Times.

La cosa che più mi ha colpita di questo romanzo, al di là degli esilaranti siparietti messi in scena da Florence (la parte in cui abbandona la festa a sorpresa del suo compleanno, da sola vale tutto il prezzo del libro!); dicevo, ciò che più ha lasciato il segno in me, è il modo in cui l’autore fa interagire tra loro i vari personaggi.
procedendo nella lettura si nota una grande solitudine insita in ognuno di loro.
Nonostante la vita di ognuno sia strettamente collegata a quella di un altro, tutti protagonisti sembrano fluttuare in un limbo di isolamento.
Ognuno ipotizza quale potrebbe essere il pensiero o la reazione dell’altro davanti a certe situazioni, ma non fa mai un gesto, non dice mai nulla per cercare di capire, di avere una conferma. E questo grande silenzio trova la chiusura del suo cerchio nel finale del romanzo, nella solitudine che accompagna Florence e sua nipote Emily durante il loro ultimo incontro.

Trovo che questa sia una storia che faccia riflettere sul fatto che i rapporti interpersonali non seguano regole; che l’essere genitori/figli/mariti/amanti non voglia dire nulla.
L’affetto, la stima, la confidenza, sono sentimenti che vanno costruiti e coltivati
non posso volerti bene solo perché sei mia madre
Ecco, Brian Morton, con tanta ironia ed un velo di malinconia, porta il lettore a riflettere su quei rapporti che, spesso, sembrano scontati, su quegli affetti che paiono quasi dovuti.

Qualcuno, durante la lettura di questo romanzo, si è chiesto più volte: <<Dove vuole andare a parare la storia? Dove vuole portarmi l’autore? Cosa mi sta raccontando?>>.
Penso che questo sia un libro che non va a parare da nessuna parte. È semplicemente una storia normale, la storia di alcune persone che potremmo anche essere noi. Persone con pregi e difetti, persone piene di silenzi, persone sole.

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CONVERSATION

8 pensieri dei lettori:

  1. Ciao! Anche io ho sentito tanto parlare di questo libro! Sono stata sempre indecisa de facesse al caso mio o meno! Dovrò provarlo :)

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  2. Probabilmente lo comincerò oggi stesso e adesso sono veramente curiosa di sapere cosa mi trasmetterà questo libro!

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    1. Ecco, il tuo è un parere che spero di conoscere presto!

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    2. Presto è un parolone... Sai che ho i miei tempi e una marea di recensioni arretrate eh! Ahahahahahah

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  3. Bella bella bella, questa recensione è proprio bella. Concordo su tutto quello che hai scritto. A me è piaciuto ma non è riuscito a conquistarmi del tutto. Ho capito il senso della storia, ma c'è stato qualche cosa che non mi ha rapito e fatto cambiare pianeta. :-)

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    1. Ecco, io invece mi sono fatta rapire da questa storia!

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  4. non vedo l'ora di iniziarlo.... davvero, mi prudono le mani!
    http://www.audreyinwonderland.it/

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