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martedì 7 aprile 2015

Parole nel Cuore #6



di

Charlotte Link
PAGINA 363

Si sedette al tavolo da pranzo e si versò un caffè. Ne aveva preparato più bricchi nel corso di quella lunga serata durante la quale aveva confidato a John Burton, che pure era solo un assoluto estraneo, la storia del suo martirio. Le mortificazioni psicologiche con cui era cominciato. Le prepotenti intromissioni con le quali lui l’aveva controllata. Gli anni in cui non c’erano state ancora le vie di fatto, ma durante i quali lei aveva avuto in misura crescente la sensazione di non riuscire più a respirare. Durante i quali aveva dovuto render conto di ogni passo, di ogni mossa, addirittura di ogni suo pensiero.
<<Non c’era nulla che io potessi decidere. Non la scelta dei mobili, non quella delle tende, dei tappeti o dei dipinti da appendere alle pareti. Neppure delle posate con cui mangiavamo, dei fiori che piantavamo in giardino. Non dei libri allineati negli scaffali. Non dei vestiti che portavo, neppure della biancheria intima, dei cosmetici, dei gioielli. Non spettava a me scegliere le nostre automobili. Non potevo scegliere niente. Assolutamente niente. Lui è un perfezionista morboso, e tutto, ma proprio tutto, deve corrispondere alla sua concezione della casa perfetta, del giardino perfetto, della moglie perfetta, della vita perfetta.>>
A un certo punto Burton aveva formulato la domanda immancabile: <<Perché non lo ha lasciato?>>
E lei aveva risposto a bassa voce: <<Gli uomini come lui fanno una cosa soprattutto, prima ancora di ogni altra, e la fanno senza che una quasi se ne accorga: derubano le loro vittime della fiducia in se stesse. Distruggono le anime. Non si ha più la forza di muoversi, di agire. Non si crede più in se stessi. Ci si convince di non poter combinare nulla nella propria vita. Ci si aggrappa al proprio torturatore che prima ti distrugge e poi ti convince anche che non puoi esistere senza di lui.>>

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