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venerdì 12 settembre 2014

Recensione "La vita davanti a sé" di Romain Gary–CURATA DA CUORE ZINGARO


SINOSSI
Il pomeriggio del 3 dicembre del 1980, Romain Gary si recò da Charvet, in place Vendome a Parigi, e acquistò una vestaglia di seta rossa. Aveva deciso di ammazzarsi con un colpo di pistola alla testa e, per delicatezza verso il prossimo, aveva pensato di indossare una vestaglia di quel colore perché il sangue non si notasse troppo. Nella sua casa di rue du Bac sistemò tutto con cura, gli oggetti personali, la pistola, la vestaglia. Poi prese un biglietto e vi scrisse: "Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove". L'anno prima Jean Seberg, la sua ex moglie, l'attrice americana, l'adolescente triste di "Bonjour tristesse", era stata trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina. Aveva 40 anni. Si erano sposati nel 1962, 24 anni lei, il doppio lui. Il colpo di pistola con cui Romain Gary si uccise la notte del 3 dicembre 1980 fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente inaspettato. Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, 'tombeur de femmes', vincitore di un Goncourt, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il colpo di scena. Con la pubblicazione postuma di "vie et mort d'Emile Ajar", si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt con "la vita davanti a sé", l'inventore di n gergo da balieu e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary. A trent'anni di distanza dalla sua prima edizione, la "Biblioteca Neri Pozza" pubblica questo capolavoro della letteratura francese contemporanea.
"Vent'anni prima di Pennac e degli scrittori dell'immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa". È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie del mondo svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. La vie devant soiUn romanzo toccato dalla grazia, in cui l'esistenza è vista e raccontata con l'innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono "gente che si difende con il proprio culo", e "gli incubi sogni quando invecchiano".
TITOLO: La vita davanti a sé
TITOLO ORIGINALE:
La vie devant soi
AUTORE: Romain Gary
TRADUZIONE A CURA DI:
Giovanni Bogliolo
EDITORE: Neri Pozza
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1982
PAGINE: 214
CODICE ISBN: 9788854500341
PREZZO: 11.50 €
TRAMA 7
PERSONAGGI 8
STILE 9
INCIPIT 7
FINALE 9
COPERTINA 9
VALUTAZIONE COMPLESSIVA


Questo libro mi è stato consigliato dal mio libraio di fiducia che non finirò mai di ringraziare per avermi dato la possibilità di far mio “il suo romanzo della vita”, come lui stesso l’ha definito.
Convinta che fosse una storia diversa da quella che realmente è, avendo frainteso ciò che lui mi ha spiegato, mi sono ritrovata con mia grande sorpresa, catapultata nella Parigi degli anni ’70, nel modesto appartamentino di Madame Rosa, trasformato in “rifugio” per figli di prostitute costrette ad abbandonarli per non perdere la potestà genitoriale.
E qui ho fatto la conoscenza di Momo’, un ragazzino di quattordici anni che vive con Madame Rosa dall'età di quattro.
Sono l’uno il punto di riferimento dell’altro e il solo pensiero di separarsi li fa tremare.
La povertà è la loro compagna di vita e Momo’ deve escogitare vari modi per procurarsi qualche spicciolo.
Camminando sui marciapiedi delle prostitute, i mercati e le piazze di Parigi con il suo unico amico, inventa scenette buffe, un ombrello di nome Artur, a cui Momo’ da’ sembianze umane con un divertente travestimento.
Momo’ è la splendida voce narrante del romanzo, che racconta la sua esistenza senza pregiudizi, senza progetti futuri, semplicemente racconta “la vita davanti a sé “ ,quella che lo tocca giorno dopo giorno anche quando la sua adorata Madame Rosa si ammala di una malattia che la costringe nel suo appartamento, senza poter più né scendere né salire i sei piani che la dividono dal mondo e che la “deteriora” come Momo’ spiega. E la aiuterà fino all’ultimo respiro, con un amore e una devozione inaspettati e trova finalmente risposta al quesito posto al signor Hamil, un vecchio venditore di tappeti, che Momo’ spiega essere l’uomo che gli ha insegnato tutto della vita:
“Si può vivere senz’amore?” “No, non si può”.
Uno stile alla “Io speriamo che me la cavo”, che colpisce, cattura, fa sorridere e lascia a bocca aperta per certe affermazioni e punti di vista, quelli di un ragazzino che la vita ha messo a dura prova, ma che non perde mai la speranza, un sincero inno alla vita a lieto fine dopo tante fatiche.
Posso affermare che questa storia si è conquistata un posto speciale nel mio cuore.





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