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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Questione di incipit #22-2014

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima(o le prime due)  pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

Storia del nuovo cognome

di

Elena Ferrante

storia del nuovo cognome

GIOVINEZZA

Nella primavera del 1966 Lila, in uno stato di grande agitazione, mi affidò una scatola di metallo che conteneva otto quaderni. Disse che non poteva più tenerli in casa, temeva che il marito li leggesse. Portai via la scatola senza fare commenti, a parte qualche accenno ironico al troppo spago che le aveva stretto intorno. In quella fase i nostri rapporti erano pessimi, ma pareva che li considerassi tali solo io. Lei, le rare volta che ci vedevamo, non manifestava nessun imbarazzo, era affettuosa, mai che le sfuggisse una parola ostile.
Quando mi chiese di giurare che non avrei aperto la scatola per nessun motivo, giurai. Ma appena in treno sciolsi lo spago, tirai fuori i quaderni, cominciai a leggere.
Non era un diario, anche se vi figuravano dettagliati resoconti di fatti della sua vita a partire dalla fine delle elementari. pareva piuttosto la traccia di una cocciuta autodisciplina alla scrittura. Abbondavano le descrizioni: un ramo d'albero, gli stagni, una pietra, una foglia con l nervature bianche, le pentole di casa, i vari pezzi della macchinetta del caffè, il braciere, il carbone e la muniglia, una mappa dettagliatissima del cortile, lo stradone, lo scheletro di ferro arrugginito oltre gli stagni, i giardinetti e la chiesa, il tagli della vegetazione a ridosso della ferrovia, i palazzi nuovi, la casa dei genitori, gli strumenti usavano suo padre e suo fratello per aggiustare le scarpe, i loro gesti quando lavoravano, i colori soprattutto, i colori d'ogni cosa in fasi diverse del giorno. Ma non c'erano solo pagine descrittive. Comparivano parole isolate in dialetto e in lingua, a volte chiuse in un cerchio, senza commento. Ed esercizi di traduzione in latino e in greco. E interi brani in inglese sulle botteghe del rione, sulla merce, sul carretto zeppo di frutta e verdura che Enzo Scanno spostava di strada in strada ogni giorno tenendo l'asino per la cavezza.
E tanti ragionamenti sui libri che leggeva, sui film che vedeva nella sala del prete. E molte delle idee che aveva sostenuto nelle discussioni con Pasquale, nelle chiacchiere che facevamo io e lei. Certo, l'andamento era discontinuo, ma qualsiasi cosa Lila imprigionasse nella scrittura assumeva un rilievo, tanto che anche nelle pagine scritte a undici o dodici anni non trovai una sola riga che suonasse infantile.

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