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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Questione di incipit #18-2014

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima(o le prime due)  pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

Come un libro aperto

di

Viola Lodato

come un libro aperto

CAPITOLO 1

Avevo diciassette anni quando presi quella decisione.
Non mi dimenticherò mai quel momento: avevo dimenticato il materiale per fare educazione fisica e me ne stavo beatamente sdraiato su uno di quei tappetoni verdi che si usano per fare capriole e roba simile, mentre i miei compagni di scuola giocavano a pallavolo, o almeno ci provavano.

<<Vale che c'è?>> mi domandò Alex, il mio migliore amico. Io e lui eravamo degli artisti nella disciplina sportiva del salto della lezione di ginnastica. Non c'era docente che riuscisse a confutare le nostre credibilissime storie, spesso supportate dalla testimonianza di altri e da foto fatte con il cellulare ritraenti termometri con cifre assurde e traumi di vario genere. Non erano stupidi – o almeno non tutti – ma dopo un po' ci rinunciavano e ce la davano per buona.

Mi voltai verso di lui e lo guadai perplesso. <<Che ci dovrebbe essere?>>
<<Avevi un'espressione strana, una di quelle che ti vengono quando pensi a brutte cose.>>
<<Brutte? Alex, io credo invece di aver avuto l'idea migliore che mi sia mai venuta in vita mia!>> gli risposi, sfregandomi le mani.
<<Che cosa? Ti prego, non mi dire che riguarda lo spogliatoio femminile, lo sai che mio padre si è infuriato...>>
Scoppiai a ridere, credo che fosse una risata simile a quella di qualche super-cattivo dei cartoni animati. Gli sorrisi e gli comunicai la mia meravigliosa idea: <<Voglio diventare uno scrittore.>>
La sua bocca prese la forma di una "o".
<<Davvero? Che figata, Vale! Ma cosa pensi che ne dirà la Rinaldi?>>
La Rinaldi era la mia professoressa di italiano, soprannominata "la Scimmia" per il modo in cui era solita frugare nella sua chioma voluminosa, come in cerca di chissà quali animali. Io ero sempre stato convinto che non capisse la mia arte, era solita darmi voti come sei meno meno, accompagnando al numero scritto in rosso alcuni commenti stizziti, del tipo: "Hai le potenzialità, ma devi impegnarti di più."
<<Non me ne frega un belino della Scimmia! Quella non ha mai capito niente, dà sempre nove a quella scema della Santi che non sa manco usare i congiuntivi.>> mi lamentai io.
<<Ma quindi mi diventerai un artista?>> mi domandò lui, entusiasta, mentre osservava con aria distratta i disastri che combinavano i nostri compagni di scuola.
<<Certo, mi pare ovvio.>> gli risposi tronfio, senza ombra di sarcasmo.
<<Diventerai anche ricco?>> mi domandò sempre più interessato. In quel momento pensai che i suoi occhi stessero per cominciare a sprizzare stelline e arcobaleni.
Ci pensai su qualche istante.
<<Suppongo di sì. Insomma, conosci scrittori poveri?>>

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