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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Questione di incipit #16-2014

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima(o le prime due)  pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

Il cuore selvatico del ginepro

di

Vanessa Roggeri

il cuore selvatico del ginepro

1.

Baghintos, 31 ottobre 1880
La notte delle animeddas

Era piccola e rotonda come una pagnotta, tzia Mercede, ma le sue braccia erano forti e quando giungeva il momento sapevano tirare fuori un bambino dalla pancia della madre. Un fazzoletto nero, nero come le sue gonne e il corpetto ricamato con piccoli fiori violetti, era strettamente legato sotto il mento come se intendesse trattenere tutti i segreti che si nascondevano nella sua testa. Sembrava nata da un ulivo secolare che di parola è sprovvisto ma che ha visto tante cose, e le sue foglie e i suoi rami sono pieni di saggezza.
Con le sue gambe corte saltellava rigida per tutta la casa della famiglia Zara, impartendo ordini a chiunque le passasse sotto il naso. Andava avanti così dalla mattina presto, da quando Severino Zara l'aveva fatta chiamare. Il bambino dentro il ventre di sua moglie Assunta scalpitava con tutta la forza, ma di nascere non ne voleva sapere.
Questo evento però, in casa Zara, era ben lungi dall'essere lieto. Era invece temuto. Tutti a Baghintos avrebbero preferito che questa nascita non avvenisse mai. Se pure vari mezzi erano stati adoperati affinché venisse al mondo morta, la creatura non ne aveva voluto sapere di dare soddisfazione.
Tzia Mercede entrò nello stanzone e il circolo di donne radunate intorno a un grosso cero benedetto smise di salmodiare. Allora tzia Mercede aprì gli occhi come l'aquila quando sta per strappare la lepre dalla tana e, facendosi il segno della croce, disse: <<Continuate, dovete continuare! Pregate, pregate!>>. Esorò severa le vicine di casa della famiglia che tanta pena si erano prese: <<Dovete fare il rosario, tutto quanto. E quando finite, ricominciate! Non bisogna lasciare porte aperte. Deusu ci gastidi!>>.

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