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mercoledì 9 aprile 2014

Una pagina da... #9-2014

Una pagina da… è la rubrica del mercoledì in cui vi riporto la pagina che sto leggendo del libro che sto leggendo (scusate il gioco di parole!).

Sono al sesto libro di Andrea Vitali per il mese a tema

Olive comprese

di

Andrea Vitali

Dilenia Settembrelli non era di Bellano. Era nata a Carbonate, nel Varesotto. Si era separata dal suo piccolo paese all'età di diciannove anni, nel 1898. Non era stata una separazione consensuale, tutt'altro. Ma, nell'estate di quell'anno, sul territorio che comprendeva anche Carbonate, s'era abbattuta un'epidemia di tifo. Le autorità sanitarie avevano consigliato, a chi poteva, di abbandonare la zona. Dilenia era stata destinata a una sorella della madre che abitava a Rancio di Lecco. Ma la mattina stessa della partenza la ragazza s'era rifiutata di mettersi in viaggio.
<<Follia!>> avevano commentato i genitori che già presentavano i primi segni dell'infezione.
<<Io mi salverò!>> aveva ribattuto Dilenia.
Glielo aveva detto, quella notte stessa e in sogno, sua sorella Euforbia che era morta di tubercolosi tre anni prima. Levando si dalla bara e col sorriso sulle labbra le aveva dettato quelle profetiche parole. In effetti la Settembrelli l'aveva scampata. Non così i due genitori. Pure il fratello l'aveva fatta franca. Ma, una volta rimessosi in piedi, aveva deciso di chiudere con la vita dei campi e di andarsi a cercare altrove la fortuna.
Davanti alla prospettiva di restare sola Dilenia s'era sentita persa, incapace di decidere sul da fare. Euforbia le era corsa di nuovo in aiuto.
Sempre in sogno, dalla bara e col sorriso sulle labbra le aveva detto: <<Vai!>> imperativo che Dilenia aveva inteso come un invito a raggiungere Lecco.
Nella cittadina lariana non l'attendeva certo una vita di agi. La zia Gerbera aveva sette figli, quattro femmine e tre maschi, e un marito magnano che si lamentava spesso di come il lavoro fosse sempre più scarso. Nel giro di un mese Dilenia aveva trovato da lavorare presso la filanda Bonaccorsi, sita in Rancio, così da contribuire come le cugine e i cugini alle finanze domestiche. Era stato, quello, un periodo di monotonia quasi dolorosa. La sveglia al mattino presto, il lavoro, la breve pausa per pranzare, di nuovo il lavoro sino a sera inoltrata, il riposo notturno, sorta...

PAGINA 76

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