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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Questione di incipit #11-2014

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima(o le prime due)  pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

Per il mese a tema di aprile, sto leggendo

Premita ditta Sorelle Ficcadenti

di

Andrea Vitali

premiata ditta sorelle ficcadenti

1

Come, dove e quando l'avesse vista, lo sapeva solo il Signore.
Sta di fatto che, da quel momento, Geremia Pradelli non era più stato lui.
Ormai c'era un Geremia di prima e un Geremia di adesso.
Quello di prima aveva trentadue anni, un viso lievemente asimmetrico, spalle da muratore (sebbene dopo essere stato aiuto fornaio alle dipendenza dei fratelli Scaccola fosse entrato alle dipendenze del locale cotonificio), fronte alta sulla quale spiccava, a destra, un bozzo frontale, frutto di un colpo di scopa menatogli vent'anni prima dal padre, capelli neri, fitti e irti.
Era figlio di Stampina Credegna e di Amerisio Pradelli. Dal padre aveva preso le larghe spalle e l'asimmetria del viso. Dalla madre invece i capelli e soprattutto il carattere. Che era docile, di buon comando, tetragono alla fatica. Timoroso di Dio e dei suoi comandamenti che avevano nella Stampina una rigorosa ed esemplare interprete.
Benedetta donna, diceva di lei don Primo Pastore, prevosto di Bellano, e prediletta dal Signore!
Nel 1913 la Stampina s'era beccata il morbus hungaricus, come il dottor Pathé incapace di rinunciare al vezzo di un aulico parlare chiamava il tifo petecchiale, e l'aveva trasmesso a l resto delal famiglia. A suo giudizio, più che la Carbotrofina, il Maxicalcium e Pantasol prescritti dal medico, era stata la fede a salvare lei e i suoi dalla disperazione e dalla morte. Aveva infatti pensato che se il suo momento, o quello di uno dei suoi familiari, era arrivato, lei, come loro, avrebbe dovuto serenamente accettare il destino.
Però quale fosse il suo destino non poteva saperlo, a meno di non volersi presuntuosamente paragonare al Creatore. Quindi, scettica più che mai verso gli intrugli tra l'altro costosi del Pathé, s'era rivolta alla Madonna del santuario di Lezzeno sopra Bellano, pregando affinché aiutasse tutti e tre a superare la malattia. Se la sorte di qualcuno di loro fosse invece ormai segnata, ...

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