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domenica 29 settembre 2013

Recensione "Il mio nome è Nessuno. Il ritorno" di Valerio Massimo Manfredi - Mondadori

By On settembre 29, 2013


Titolo:
Il mio nome è Nessuno. Il ritorno
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione:10 settembre 2003
Pagine: 335
Prezzo: 19 €
Versione e-book: 9.99 €
Trama: Ci sono voluti dieci anni ininterrotti di guerra e di sangue, di amori feroci e di odio inestinguibile, per sconfiggere i Troiani. Ora Odysseo deve rimettersi in viaggio con i suoi uomini per fare ritorno a Itaca, dove lo attendono la moglie fedele, il figlio lasciato bambino, la ricompensa per tante sofferenze solida, grande e desiderata quanto il letto nunziale intagliato nel tronco d'ulivo.
Ma il nòstos, il ritorno, è una una nuova avventura: Odysseo deve riprendere la lotta, la sua sfida agli uomini, alle forze oscure della natura, al capriccioso e imperscrutabile volere dei dei. Vano è disporre gli animi alla gioia del ritorno: l'eroe e i suoi compagni dovranno affrontare imprese spaventose, prove sovrumane, nemici insidiosissimi come il ciclope Polifemo, i mangiatori di loto – il fiore dà l'oblio – e poi la maga incantatrice che trasforma gli uomini in porci, i mostri dello Stretto, le Sirene dal canto meraviglioso e assassino... Il multiforme Odysseo, il coraggioso Ulisse, l'astuto Nessuno dovrà raggiungere i confini del mondo e addirittura evocare i morti dagli inferi, sperimentando lo struggimento più immedicabile al cospetto di chi ormai vive nel mondo delle ombre, e ancora finire su un'isola misteriosa dove una dea lo accoglierà e lo terrà avvinto in un abbraccio dolcissimo e pericoloso per lunghi anni...
Poi, finalmente, il cuore colmo di dolore per i compagni perduti lungo la rotta, ecco compiersi il ritorno. Il giorno dell'esultanza. Il giorno della vendetta.

Voti:
Trama  9
Personaggi  8
Stile  10
Incipit  8
Finale  9
Copertina  9
Voto complessivo 8.8
 
Perché Manfredi scrive così poco? Perché non pubblica un libro ogni sei mesi? Potrei decidere di tornare a scuola e studiare sui suoi testi!
Dopo il primo racconto, in cui ci ha portati a conoscere Odysseo, a vedere fanciullo e poi adulto, innamorato, sposo e poi padre; dopo la sanguinosa ed infinita guerra di Troia, dopo la presa della città, questa volta Manfredi ci porta ad accompagnare Odysseo nel suo infinito viaggio di ritorno.
E allora, ecco la gioia di un marito e di un padre, che dopo 10 anni, si mette in viaggio per tornare nella sua casa, tra le braccia della sua Penelope, per poter finalmente vedere Telemaco, lasciato bambino, attaccato ancora al seno della madre.
Ma nulla va come si vorrebbe. E gli dei, famigerati, decidono di punire Odysseo e rendere il suo viaggio lungo, impervio e pieno di dolore.
Così, dopo essere salpati dalle coste di Troia, il nostro eroe si ritroverà a a dover combattere contro ogni tipo di mostro.
Prima dovrà combattere contro il popolo dei mangiatori di loto che inebrieranno i suoi compagni al punto che molti di loro non vorrebbero più tornare indietro.
E poi l'incontro col gigante Polifemo
Aveva un solo occhio sotto la fronte, ardente come una brace ma fisso e apparentemente inerte
che mangerà alcuni dei suoi compagni e che Odysseo, l'uomo dai mille pensieri, riuscirà ad ingannare con astuzia e coraggio, riuscendo così a salvarsi, ma attirando su di sé l'ira di Nettuno, padre di Polifemo.
Chi di noi non ricorda ancora, dai tempi della scuola, le parole di Polifemo quando viene accecato da Ulisse e, mentre i suoi amici ciclopi, gli chiedono spiegazioni per le sue urla, lui risponde: "Nessuno mi fa del male. Nessuno mi assale. Aiutatemi!".
Continuo a sostenere che si potesse studiare sui libri di Manfredi, si imparerebbe di più e più volentieri!
Dopo essere scampato alle fauci di Polifemo, Odysseo si ritroverà ad approdare sull'isola della maga Kirke, colei che trasforma gli uomini in porci. Vivrà con lei momenti di amore, finché deciderà di attraversa
la nebbia che separa i mondi
e arrivare sino al mondo dei morti, dove
Tiresia dagli occhi spenti, colui che aveva rivelato a Tebe la ragione del castigo degli dei
gli rivelerà ciò che Odysseo vuole ad ogni costo sapere
<<Tu cerchi il dolce ritorno, Odysseo, un ritorno che il dio dell'abisso ti renderà duro, perché gli hai accecato il figlio e senza pietà lo hai umiliato. Tornerai, ma tardi e male, avendo perduti tutti i compagni, su nave straniera, e troverai la casa invasa da uomini arroganti che divorano le tue ricchezze e insidiano la tua sposa.
E così Odysseo si rimetterà in viaggio, tornando nuovamente tra le braccia di Kirke, incontrando poi la dea Calypso, con cui vivrà per molti anni, perdendo, ad ogni nuovo viaggio, molti dei suoi compagni.
Finché, esausto, stanco e invecchiato, approderà su una splendida isola, dove verrà accolto da
Nausicaa, di immensa bellezza
che di lui si infatuerà e che vorrebbe farne il suo sposo. Ma Odysseo brama la sua terra, la sua sposa e suo figlio e così, aiutato dai genitori di Nausicca, ripartirà su nave straniera e senza più alcuno dei suoi compagni e approderà, finalmente, dopo dieci lunghi anni, nella sua amata Itaca.
Ma non è la fine delle sue pene. Perché, come predetto da Tiresia, troverà la sua casa piena di uomini che insidiano Penelope, che gli è sempre rimasta fedele.
Odysseo li ucciderà tutti e riprenderà possesso della sua casa e della sua sposa. Ma come predice il suo nome, la sua sventura non è ancora arrivata alla fine. E così, un giorno, si ritroverà costretto a ripartire per fare in modo che il dio Nettuno accetti il suo sacrificio e gli lasci vivere in serenità gli ultimi anni della sua vita.
Ed è così che ci lascia Manfredi, con Odysseo perso in questo lungo ed impervio viaggio, perché di una seconda ipotetica Odissea scritta dal poeta Omero non si è mai trovata traccia. E allora...
Io che sono e sarò finché un giorno, chissà dove, chissà quando, incontrerò un uomo che mi chiederà se quello che porto sulla lucida spalla non sia un ventilabro per separare la pula dal grano, e finalmente riabbraccerò per sempre Penelope mia, il mio figliolo coperto di bronzo abbagliante, regnerò su popoli felici. Io che sono tutti e chiunque.
Io che sono Nessuno.
Penso non ci sia bisogno di dire, che tanto quanto il primo volume, questo libro mi ha affascinata, ammaliata, coinvolta. I lunghi tempi che ho impiegato per portarlo a termine sono dovuti, purtroppo, ad ingerenze esterne che mi hanno spesso impedito di leggere con la serenità che un libro del genere richiede!
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sabato 28 settembre 2013

Pagina 69 #11

By On settembre 28, 2013

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Qualche tempo fa, vi riportai la pagina 69 tratta dal primo volume di quest'autrice sulla storia di Maria Antonietta d'Austria.
Questa settimana, vi riporto la pagina 69 tratta dal secondo volume, pubblicato lo scorso anno, sperando che arrivi presto il terzo ed ultimo libro.

Mi alzai dalla sedia imbottita e mi diressi oltre il pannello.
<<Non!>>, gridò Luigi.
<<Shh, sono vostra moglie>> mormorai, prendendolo per mano. <<Le afflizioni e le malattie, e anche le notizie spiacevoli fanno parte della vita. Quando ci sono ostacoli da superare, bisogna avere la forza di affrontarli insieme>>.
Allontanandosi, mio marito si nascose il volto tra le mani, mortificato del fatto che io vedessi il suo corpo nudo. Monsieur Lassone pose li dita al di sotto del pene del re e lo sollevò delicatamente. Poiché i nostri tentativi amorosi si erano sempre svolti tra le lenzuola e la trapunta di broccato, e non avremmo mai osato toglierci le camicie da notte, io non avevo mai visto le parti intime di un uomo prima; sembrava come un osso con una buffa piccola protuberanza all'estremità.
<<Vos Majestés, mi dispiace informarvi che il re soffre di una condizione medica conosciuta come fimosi>>, iniziò monsieur Lassone. <<Come potete vedere, il prepuzio, la pelle all'estremità, non si ritrae lungo il membro. Questo può rendere l'atto dell'accoppiamento, o anche un'erezione occasionale, un evento immensamente doloroso. Dico bene, Sire?>>.
Rosso per l'imbarazzo, Luigi annuì lentamente, poi si guardò dolorante il pene, come se fosse un bambino che lo aveva deluso. Incrociò le mani sul grembo, non riuscendo a tollerare ancora la vergogna. <<Ca suffit>>, disse piano. <<Basta. Non voglio sentire altro>> Una grossa lacrima gli scese su una guancia, seguita da un'altra, e un'altra ancora. Io lessi i suoi pensieri attraverso le lacrime. Tant pis: non aveva più importanza che non fosse considerato virile piangere. Con una tale deformazione, non sarebbe comunque potuto essere un vero uomo.
Mi chiesi perché quella condizione non fosse stata diagnosticata durante l'infanzia di Luigi. Una volta lui mi aveva detto che all'età di cinque anni era stato sottoposto all'umiliazione di essere spogliato nudo e visitato per verificare il vigore del suo corpo. Al tempo, non si era fatto alcun accenno alla fimosi, a meno che non fosse stata deliberatamente omessa. Il motivo poteva essere che il pénis di un ...

La pagina 69 di questa settimana
è tratta da

Maria Antonietta. I segreti di una Regina

di

Juliet Grey

maria antonietta i segreti di una regina

giovedì 26 settembre 2013

In libreria #4

By On settembre 26, 2013

Tre sono i libri appena pubblicati che vi presento questa settimana. Due li ho già acquistati, mentre il terzo entra di diritto nella mia wishlist!

Palazzo Sogliano

È una sera di maggio quando, a Palazzo Sogliano, settecentesca dimora dell'omonima dinastia di corallai a Torre del Greco, squilla il telefono. L'intera famiglia è riunita per il pranzo: Orsola, moglie di Edoardo, i loro cinque figli, la suocera Margherita e le sue due figlie. Stanno tutti aspettando che Edoardo ritorni.
Quando Orsola risponde al telefono, apprende, dalla voce formale di un poliziotto, che il marito è morto in un incidente d'auto. Orsola non immagina che il dolore per la perdita del marito si trasformerà, in poco tempo, in una morsa feroce che la attanaglierà al cuore.

Scheda libro
Palazzo Sogliano
Autrice: Sveva Casati Modignani
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 17 settembre 2013
Pagine: 517
Prezzo: 19,90 €
Versione e-book: 9.99 €

Novemila giorni e una sola notte

Un timido studente universitario americano scrive una lettera a Elspeth Dunn, una giovane poetessa scozzese che vive nella piccola isola di Skye. È l'inizio. L'inizio di una fitta corrispondenza e di un amore profondo come l'oceano che li divide, devastante come la guerra che incombe su di loro, eterno come i novemila giorni che dovranno passare prima del loro incontro.

Scheda libro
Novemila giorni e una sola notte
Autrice: Jessica Brockmole
Casa editrice: Nord
Data di pubblicazione: 18 settembre 2013
Pagine: 334
Prezzo: 16 €
Versione e-book: 9.99 €

Un uomo disponibile

Edward Schuyler è un insegnante di scienze alle scuole medie, come passatempo stira oppure fantastica per ore su come clonare la moglie defunta. Quando i figli pubblicano un'inserzione a suo nome tra gli annunci per cuori solitari, il vedovo Edward è ben lungi dal sentirsi pronto a tornare sulla piazza, eppure verrà sommerso da lettere, telefonate e inviti e deve arrendersi all'evidenza: il mondo è pieno di donne in gamba, single e piacenti, ma un uomo in salute, gentile e libero è merce rara!

Scheda libro
Un uomo disponibile
Autrice: Hilma Wolitzer
Casa editrice: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 18 settembre 2013
Pagine: 288
Prezzo: 15 €
Versione e-book: 9.99 €

mercoledì 25 settembre 2013

Una pagina da... #20

By On settembre 25, 2013

Una pagina da… è la rubrica del mercoledì in cui vi riporto la pagina che sto leggendo.

Questa settimana ho il piacere di leggere

Il mio nome è Nessuno. Il ritorno

di

Valerio Massimo Manfredi

OTTO

Poi, in un attimo, tutto scomparve. Restò soltanto la bocca della caverna, che esalava i vapori densi dall'odore acido. I volti dei compagni perduti, le loro parole, i loro rimpianti, il senso del vuoto e del nulla: avevo sognato tutto? Eppure il freddo era reale, lo era la pioggia grigia, gelida che mi penetrava fin nelle ossa, ma soprattutto lo erano le parole di Tiresia, il vate tebano. Le ricordavo come le ricordo ora, conficcate nel cuore, nella mente, come aghi. Figlie di altre parole, del ciclope come del profeta e anche della signora degli animali e dell'isola remota: tardi e male, tardi e male, tardi e male! Ma ero vivo, malgrado tutto; i miei piedi percorrevano ora il sentiero fangoso sotto nubi gonfie di pioggia e rombi lontani che salutavano il mio ritorno nel mondo dei vivi.
Non un filo d'erba, non un fiore, non un raggio di sole, non un essere vivente. Vidi solo un rospo, creatura deforme, arrancare lungo il sentiero delle ombre dei morti gracidando il suo rauco lamento alla natura malvagi. E quando arrivai al punto dove cominciavano o finivano le orme, vidi sulla rupe nera alla mia sinistra la città dei Cimmerii luccicare come metallo brunito al bagliore del lampi. Mi venne in mente il grido, il triplice grido dei re di Itaca. Lo avevo fatto risuonare dalla mia nave lasciando la mia isola, lo avevo scagliato sulle falangi dei guerrieri che si azzuffavano sotto le mura di Ilio. E ora presi a lanciarlo nella bufera, sovrastando i tuoni, la paura, la malinconia struggente.

PAGINA 97

martedì 24 settembre 2013

30 giorni di ... libri #11

By On settembre 24, 2013
Undicesima settimana, undicesima domanda:
Qual è il libro che non vi stanchereste mai di leggere?
Mi ripeterò, ma io dico Olivia, ovvero la lista dei sogni possibile di Paola Calvetti.
olivia
È uno di quei libri che, per tanto tempo, ho portato in giro con me, perché riesce a strapparmi sempre un sorriso, a rasserenarmi l'anima, a tirarmi su di morale!

lunedì 23 settembre 2013

Questione di incipit #12

By On settembre 23, 2013

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

L'incipit di quest'oggi è tratto dal libro che ho tra le mani da qualche giorno e che, per mancanza di tempo, sto portando avanti molto (troppo) lentamente:

Il mio nome è Nessuno. Il ritorno

di

Valerio Massimo Manfredi

UNO

Troia bruciava ancora in un rogo immane, dardi di fuoco piovevano dal cielo con strepito assordante, ombre di guerrieri caduti ancora urlavano strazio tra il fumo e le fiamme, spettri inquieti e senza pace alle soglie dell'Hades. E sarebbe bruciata per giorni e notti fino a ridursi in cenere. Il bagliore delle fiamme m'indicava la via.
Due uomini per ognuna delle mie navi raggiunsero la riva lottando contro la violenta risacca e le ancorarono a terra piantando saldi picchetti di quercia. Dissi loro di aspettarmi e  di non allontanarsi per alcun motivo, e m'incamminai in direzione della città. Ancora mi chiedo perché non mi fermai per la notte a dormire con i miei uomini, perché tornai sul luogo dell'insidia e del massacro, e non trevo risposta.
Vidi dall'alto le navi di Agamemnon e degli altri re rimasti con lui ancorate di poppa e con la prua al mare. Anche loro si stavano preparando alla partenza. Forse si erano convinti che non c'erano sacrifici ed ecatombi che potessero riparare gli orrori commessi, ripagare del sangue di tanti inermi innocenti. Ritrovai la strada, passai tra gli stipiti bruciati delle porte Skaiai e salii verso la rocca. In tempo per assistere a un evento sconvolgente. Il cavallo che avevo costruito crollava in quell'istante  divorato dalle fiamme. Solo ora lo avevano raggiunto, isolato. E alto com'era, a dominare la città e la reggia, si accasciò a terra in un vortice di scintille e di fumo bianco. La testa fu l'ultima a dissolversi nel rogo.
Sentivo, o credevo di sentire, l'eco delle grida di chi già da tempo era bruciato e svanito, il sangue raggrumato ancora si poteva vedere nelle crepe della strada. Continuai a salire, finché raggiunsi il vasto cortile porticato su cui sorgeva il santuario della mia dea. Il tetto era crollato, i pilastri anneriti erano sentinelle nel silenzio.
Entrai.
Il santuario era vuoto, il piedistallo della statua era vuoto. Il possente idolo stellato di Pallade Athena era scomparso. Chi lo aveva preso? Chi aveva osato tanto? I miei, forse? Io stesso, e poi la mia mente aveva del tutto dimenticato? Per quello mi trovavo fra le mura di Ilio sacra? Domande senza senso e senza risposta, ma mi aggiravo ugualmente come uno spettro fra le rovine divorate dal fuoco. La pioggia sfrigolava nel toccare le fiamme che continuavano ad ardere con una energia maledetta. Alla fine, esausto, discesi verso il campo di battaglia. C'era uno strano chiarore nell'aria, irreale, un vapore luminescente che trasformava ogni sagoma, ogni profilo, rendendo tutto irriconoscibile. Mi trovai improvvisamente e senza rendermene conto presso caprifico. Il tronco grigio, le foglie verdi, la corteccia mille volte trafitta. Mi appoggiai e sentii contro la schiena le cicatrici dell'albero immortale, l'unica creatura vivente rimasta nel campo sconvolto. Poi mi addormentai esausto, seduto in terra.
Fu la luna a destarmi e a farmi tornare al promontorio Reteo illuminando il mio cammino, finché non vidi i pennoni e i fianchi delle mie navi. All'alba un vento robusto dall'entroterra disperse le nubi, portò via verso il mare il fumo, lasciando il cielo sopra di noi terso e luminoso. Allora sciogliemmo gli ormeggi, spingemmo in mare le navi e alzammo la vela. Il vento ci spinse verso la costa della Tracia.
Conoscevo quei luoghi: più volte vi ero andato per acquistare il vino che avrebbe rallegrato i banchetti dei re e dei principi, che ci avrebbe consolato dalle tante sofferenze. Un vino fortissimo, dolce, che allungavamo con l'acqua per farlo durare di più. Non era certo un incarico degno di un re, sarebbe bastato un qualunque mercante di quelli che...

venerdì 20 settembre 2013

Pagina 69 #10

By On settembre 20, 2013

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A proposito di autori preferiti (in riferimento alla domanda di ieri nella rubrica "30 giorni di libri") eccone uno che entra di diritto tra quelli che più amo e di cui non mi perdo un libro!

...dell'agente dell'FBI. Bevve un sorso d'acqua dalla bottiglietta. Aveva la gola secca e sentiva in bocca il sapore acido della paura. Non gli restavano che un paio di minuti per darsi un contegno. Aveva tutto da perdere e niente da guadagnare, ma doveva far bene la sua parte, dimostrarsi disposto a collaborare, fingersi ingenuo oppure, nella peggiore delle ipotesi, indignato.
Perché non lo lasciavano in pace? Se solo avessero avuto idea della posta in gioco, senz'altro gli avrebbero permesso di proseguire indisturbato il suo lavoro. Ma era un prezzo inevitabile. Da sempre le grandi menti erano vittime di persecuzioni. Il traguardo era quasi a portata di mano, ma gli serviva ancora del tempo.
Era così vicino.

I passi di Cyrus echeggiavano nel corridoio. Superata una dozzina di porte chiuse, individuò la targhetta col nome di Weller. Bussò sul vetro smerigliato, entrò. Nella luce impietosa del neon, tre ricercatori alzarono la testa dal banco di lavoro, e uno di loro, un ragazzo sui vent'anni, con un lungo camice da laboratorio e la faccia sfigurata dall'acne, domandò, sgarbato: <<È sicuro di essere nel posto giusto?>> Quel tono arrogante e l'atteggiamento aggressivo stridevano con l'ambiente ovattato del laboratorio.
<<Cerco Alex Weller.>>
Il nome del ragazzo, ricamato in rosso, spiccava sul bianco del camice: FRANK SACCO. <<Ha un appuntamento?>>
A Cyrus bastò dire: <<FBI>>, perché Frank Sacco si dirigesse di gran carriera verso una porta chiusa in fondo alla stanza. Le sue colleghe, due ragazza cinesi, abbassarono subito la testa, tornando a badare ai loro esperimenti.

La pagina 69 che vi riporto questa settimana è tratta da

L'ultimo giorno

di

Glenn Cooper

giovedì 19 settembre 2013

Recensione "È tempo sprecato uccidere i morti" di Diego Di Dio

By On settembre 19, 2013
è tempo sprecato uccidere i morti
Titolo: È tempo sprecato uccidere i morti
Autore: Diego Di Dio
Voti
Trama  n.c.
Personaggi  n.c.
Stile  8
Incipit  n.c.
Finale  n.c.
Copertina  4
(sembra la copertina di un libro per bambini)
Voto complessivo  6

Questa è una recensione particolare. Tante volte mi è capitato di ricevere mail di autori esordienti che si appoggiano a noi blogger per presentare i loro libri. E spesso ho rifiutato, per svariati motivi: ci sono autori che scrivono chiedendo recensioni positive per i loro libri. Io scrivo le mie recensioni in base a ciò che il libro mi ha trasmesso: se un libro non mi è piaciuto, mi sento in dovere di dirlo ai miei lettori, che, tra l'altro, sono intelligenti e decidono autonomamente cosa leggere e cosa no!
Poi ci sono gli autori che scrivono a qualunque blogger, senza neanche dare un'occhiata a ciò che quella persona legge e recensisce; così, spesso, mi ritrovo la casella mail intasata da autori di genere fantasy che mi chiedono di recensire i loro libri. Avete mai visto una recensione del genere tra i miei libri?!!
Infine, ci sono gli autori che si lodano e si imbrodano da soli: mail piene di errori grammaticali, dove, inoltre, decantano i pregi del loro scritto, il fatto che chiunque lo abbia letto, lo abbia giudicato superlativo, come dimostrano le recensioni ricevute da altre persone (che poi scopri che sono due e, magari, anche parenti!).
Detto questo, ovviamente, ci sono anche le eccezioni e Diego Di Dio, autore di questo libro, è una di queste. Ho ricevuto una mail molto carina, ben scritta, dove si capisce che segue realmente il mio blog e ha percepito quali tipi di letture possano interessarmi e, quindi, mi ha chiesto di recensire il suo libro! Detto, fatto.
Il libro di Diego è una raccolta di 12 racconti con un il dramma come filo conduttore. Sono racconti brevi, che si leggono velocemente e che, tutto sommato, lasciano degli spunti di riflessione.
La scrittura è fluida, ben composta, corretta e piacevole.
Se c'è un appunto che mi sento di fare a Diego è che, spesso, direi quasi sempre, i racconti sembrano castrati. Si leggono, si arriva alla fine e ci si chiedi: "E poi?". Come se, arrivato ad un certo punto, Diego si sia staccato dalla sua penna, dal suo computer, e sia andato a prendere un caffè. Tornato al tavolo, però, non ha più ripreso la scrittura, ma è passato ad altro. Questo è ciò che mi trasmetto i suoi racconti. Ripeto, nonostante questa piccola pecca, la lettura rimane comunque piacevole.
In bocca al lupo!
L'autore: Diego Di Dio è nato nel 1985 e vive a Procida.
Lettore onnivoro, collezionista di fumetti, si divide tra la scrittura e la passione editoriale. Sul primo versante, ha pubblicato una trentina di racconti, che spaziano dal noir all’horror, dalla fantascienza al mainstream, con altrettanti editori (Delos Books, Edizioni Montag, Perrone Lab, Leone Editore). Nell’estate 2012 il suo racconto I dodici apostoli è stato scelto dalla Mondadori per comparire in appendice a un classico del Giallo.
Ha conseguito numerosi premi e riconoscimenti. Ha vinto il premio Mario Casacci (Orme Gialle) 2011 con il racconto La signora, un noir ambientato a Procida. L’anno successivo ha vinto l’edizione di maggio del premio Nero Lab con il racconto Troppo bella, un thriller ambientato a Napoli. Da ultimo, ha vinto il premio Writers Magazine Italia 2013 con il racconto C’è ancora tempo, una storia d’amore e viaggi nel tempo e il Nero Premio, con il racconto Il Coltellaio, inserito in questa raccolta. Attualmente sta portando avanti numerosi progetti, sia letterari che fumettistici.
Ha pubblicato saggi su Stephen King, Thomas Harris, Sergio Bonelli, Batman, Matrix e Giorgio Faletti su riviste di settore.
Sul secondo versante, da qualche anno collabora come correttore di bozze e editor per case editrici, agenzie letterarie e committenti privati.
Gestisce un blog personale all’indirizzo:
www.dieguitodidio.blogspot.it
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mercoledì 18 settembre 2013

Una pagina da ... #19

By On settembre 18, 2013

Una pagina da… è la rubrica del mercoledì in cui vi riporto la pagina che sto leggendo.

Il libro che ho tra le mani oggi, mi è stato inviato dal suo stesso autore, che, carinamente, mi ha chiesto di leggere e recensire.

È tempo sprecato uccidere i morti

di

Diego Di Dio

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Augusto arrivava, li guardava, si dirigeva verso il suo pasto. Solo dopo che aveva cominciato lui, gli altri potevano fare lo stesso. Lo rispettavano, lo temevano.
Ma poi, il mese scorso, è arrivato lui.
Il Rosso.

In fondo, Giorgio posso capirlo.
È un ragazzo, ha una furia quasi adolescenziale, un'energia che non scende a patti con gli anni. Io non volevo il matrimonio, lui non voleva il figlio.
Lo conobbi in una palestra di Procida. Lui era l'aiutante dell'istruttore.
Ma non mi innamorai né dei suoi occhi né del suo fisico atletico. Le cose che si notano all'inizio sono quelle che poi si scordano. Mi innamorai del suo tatuaggio. Un drago addormentato che faceva capolino sul pettorale.

E adesso eccoci qui.
Sposati, genitori, già separati in casa. Non pensavo che andasse a finire in questo modo. Seppi di essere incinta subito dopo il diploma. Rimandati i miei progetti universitari, saltati i sogni di Giorgio di lavorare in una palestra di Napoli.
Un dilemma che ci siamo autoimposti, silenzioso ma palese. Aborto o matrimonio. Il perché dell'alternativa è presto detto: la speranza che insieme avremmo potuto sopportare la situazione, forse addirittura renderla migliore.
Scegliemmo la seconda possibilità. E non c'è giorno in cui io non me ne sia pentita. Lo ammetto, avrei fatto meglio ad abortire, a soffocare nel silenzio quel fiocco d'anima. Anche adesso lo penso, anche ora che sento Andrea piangere nel suo lettino.
Mi sento sporca, ma non so se una vita che sboccia valga davvero il prezzo di un inferno. Eppure dovevo capirlo che sarebbe andata così.
Fu immediatamente dopo il parto che Giorgio iniziò a essere violento.
I suoi schiaffi e i suoi pugni sono un modo per dirmi che è infelice.
L'ho detto: in fondo, posso capirlo. Ma non posso giustificarlo. E l'unica cosa che riesco a fare è aspettare. Non lui, ma me.
Aspettare di trovare la forza di pronunciare le uniche sillabe che, in questo momento, avrebbero un senso.
Basta.

Il Rosso è un gatto giovane e scattante, pelo corto fulvo, occhi spalancati che si muovono in maniera nervosa. La prima volta che hanno combattuto lui e Augusto, è stata uno spettacolo.
Il mese scorso. Si sono fronteggiati, hanno iniziato a cambiare voce, emettendo miagolii...

PAGINA 20

è tempo sprecato uccidere i morti

martedì 17 settembre 2013

Recensione "Madame de Pompadour" di Evelyne Lever - Mondadori

By On settembre 17, 2013
madame de pompadour
Titolo: Madame de Pompadour
Autore: Evelyn Lever
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione:10 febbraio 2003
Pagine: 320
Prezzo: 11 €
Versione e-book: non disponibile
Trama: Madame de Pompadour, nata Jeanne-Antoinette Poisson, borghese promossa al rango di amante di Luigi XV, occupa un posto particolare nella storia delle grandi famiglie. Innamorata e donna di potere al tempo stesso, il suo "regno" durò vent'anni: dal primo incontro con il sovrano, nel 1745, fino alla morte nel 1764. Decisivo fu l'ascendente politico che la favorita seppe esercitare sul re e sui suoi ministri e che le consentì di raggiungere ben presto una posizione di governo. Con il passare degli anni l'amante si trasformò gradualmente in una sovrana che creava e distruggeva i ministri, si impegnava in trattative diplomatiche, intratteneva corrispondenze con i generali, esercitava il proprio gusto come protettrice delle arti.

Voti:
Trama  n.c.
Personaggi  n.c.
Stile  7
Incipit  6
Finale  n.c.
Copertina  7
Voto complessivo 6.7
 
Questo non è un libro da raccontare, perché, chi ha un minimo di infarinatura di storia sa benissimo chi fu Madame de Pompadour!

Jeanne-Antoinette de Poisson, diventata Madame de Pompadour, nacque a Parigi il 29 dicembre 1721 ed è passata alla storia come la più celebre favorita del Re di Francia, Luigi XV.
Pur non essendo di nobili natali, ricevette un'ottima educazione e frequentò ambienti altolocati, tanto che riuscì a partecipare, proprio grazie alle sue amicizie, al ballo organizzato per festeggiare le nozze del Delfino di Francia; e proprio in quell'occasione conobbe Re Luigi XV, che ne fece la sua amante.
Ebbe un grande ascendente su Luigi, tanto da diventare musa ispiratrice delle sue decisioni ed icona a corte per tutto ciò che riguardava la moda, l'arte, la musica e la politica.
La sua presenza a corte si protrasse per vent'anni, sino alla sua morte, avvenuta il 15 aprile 1764, all'età di 42 anni e dovuta ad una congestione polmonare.
Lo stile di scrittura della Lever rende la storia piacevole e la lettura scorrevole come se si stesse leggendo un romanzo più che una biografia. Gli spunti sono interessanti e sempre ben approfonditi.
Sicuramente un buon libro per chi ama conoscere più approfonditamente il personaggio de Pompadour.
L'autrice: Evelyne Lever è un'esperta di storia francese e scrittrice.
È sposato con lo storico francese Maurice Lever. Inizialmente ingegnere di ricerca al CNRS, decide poi di concentrarsi sullo studio della storia francese, in particolare del 18° secolo. Il suo interesse si focalizza, in particolare, su alcuni personaggi, quali Luigi XVI, Maria Antonietta e Madame de Pompadour.
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30 giorni di ... libri #10

By On settembre 17, 2013

Sono già trascorse 10 settimane dall'avvio di questa rubrica!

La decima domanda è:

Consigliate un solo libro del vostro autore preferito

Io di autori preferiti ne ho più di uno (credo di non essere la sola, no?!), ma dovendo rispondere ad ogni costo, il libro che mi sentirei di consigliare a tutti è

I pilastri della Terra di Ken Follett

Sono arrivata alla sua lettura molto molto tardi, parecchio tempo dopo la sua pubblicazione, ma è uno di quei libri che custodisco gelosamente e di cui, ogni tanto, vado a rileggere qualche passaggio. È uno dei pochi libri che rileggerei dalla prima all'ultima pagina, nonostante io sia contraria alle riletture!