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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Questione di Incipit #22

 

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima(o le prime due)  pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

Un libro affascinante, iniziato durante il fine settimana e che mi sta prendendo molto!

Vesuvius

di

Maria Ranieri Panetta

vesvuius

POMPEI, 79 D.C.
NONO GIORNO PRIMA DELLE CALENDE DI SETTEMBRE

Un'estate come le altre a Pompei, almeno in apparenza.
I terremoti, sempre più intensi, non davano tregua, anche se niente si poteva paragonare a quanto era accaduto diciassette anni prima, alle None di febbraio. Allora sì che si era temuta la fine del mondo: crolli di templi, di colonnati, di mura. I danni erano stati incalcolabili anche sui monti Lattari, dove era perito un gregge di seicento pecore.
A casa del banchiere Cecilio Giocondo gli effetti di quell'evento spaventoso erano stati fissati su rilievi in marmo. A guardarli mettevano i brividi, anche a distanza di tempo.
Nessuno pensava che quell'agosto potesse essere l'ultimo, ma i segni di un grande disagio si potevano cogliere ovunque. E se il turbamento dell'animo si poteva dissimulare dietro un'ostentata indifferenza, o dimenticare per la durata di un banchetto, chiunque camminasse per le strade non poteva ignorare il viavai di operai e muratori che svuotavano fognature, tamponavano crepe, livellavano pavimenti sconnessi.
Il sole spuntato il nono giorno prima delle calende di settembre riscaldava una città sospesa tra un doloroso senso di incertezza e la volontà di andare avanti: dopo che una scossa terribile aveva svegliato i pompeiani in pieno sonno, le attività si erano incanalate nei ritmi consueti.
Un velo di foschia nascondeva alla vista la cima del Vesuvio e, al largo, le imbarcazioni che trasportavano merci. Sulla spiaggia vicino al porto, alla foce del fiume Sarno, in un magazzino si mettevano in ordine, come la mattina precedente, le giare colme di garum, la salsa di pesci che era la specialità di Pompei. Poco più in là, gli operai sbriciolavano pietre, mentre i pescatori erano intenti a issare le reti nello svolazzare dei gabbiani.
Sulle acque del fiume che scorrevano placide, quasi a garantire il flusso naturale della vita, avanzavano le imbarcazioni dirette verso le stazioni e i villaggi dell'interno: un lento mercato galleggiante che assicurava i guadagni degli ortolani.
In città, al centro e nei sobborghi, tutto era come sempre. Polli che si spennavano in cucina, uova pronte a essere rotte per un pasto veloce, forme rotonde di pane che uscivano calde dai forni e venivano messe in vendita una sull'altra.
Nei lupanari arrivavano i primi clienti, attirati da ragazze che sollevavano le tuniche succinte e Asellina, proprietaria del locale di ristoro più frequentato, riempiva di vino e acqua le brocche già sistemate sul banco.
I pittori impegnati nell'affresco di una domus erano al lavoro dalle prime luci dell'alba. Su un'impalcatura l'artista fissava i colori sull'intonaco, ignorando che sarebbero stati gli ultimi a decorare una casa di Pompei.
L'animazione nella piazza del Foro era ridota, ma a causa del caldo. In un locale del grande Macello gli addetti alla pulizia del pesce gettavano secchi d'acqua sui banconi di marmo; i perdigiorno si spostavano da un portico all'altro in cerca di ombra e pettegolezzi.
Nella sua lavanderia Stefano contava l'incasso: 1089.5 sesterzi.
All'improvviso, un fragore cupo si levo dal centro della terra. I pompeiani furono assaliti da un senso di sgomento, consapevoli che stava per accadere qualcosa di terribile. Con il cuore in gola si guardarono intorno per cercare di capire cosa stesse succedendo.
La brezza si fermò all'improvviso, l'aria diventò immobile, gli animali domestici si accucciarono in un angolo, nel cielo non volavano uccelli. Come sul lago Averno.
Solo qualche attimo, prima di una catastrofe che nessuno aveva mai vissuto o sentito raccontare.
Stava per esplodere il Vesuvio.

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