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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Questione di Incipit #11

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui la prima pagina di un libro (solitamente quello che sto leggendo).

L'incipit di questo lunedì è tratto dal libro che sto leggendo e che, essendo fuori catalogo, sono andata a reperire in biblioteca:

Madame de Pompadour

di

Evelyn Lever

madame de pompadour

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MORTE DI UNA FAVORITA

La Corte è in subbuglio, Luigi XV disperato: a Parigi, nel suo palazzo di rue du Bac, madame de Chateauroux sta morendo. Da quando lo stato della sua amante si è fatto critico, il re ha rinunciato ad apparire in pubblico: barricato nei suoi appartamenti, vive in attesa di notizie. Il duca d'Ayen e il duca de Luxembourg si alternano al duce de Gontaut nel trasmettergli gli ultimi bollettini medici, mentre il banchiere Paris de Montmartel gli invia quattro messaggi al giorno, direttamente dall'anticamera della malata, dove si è installato. Le notizie si fanno sempre più allarmanti e le messe fatte celebrare dal sovrano si riveleranno insufficienti a ottenere la grazia dal Padreterno. Il 7 dicembre 1744, mentre Madame de Chateauroux riceve l'estrema unzione, il sovrano lascia con discrezione Versailles per recarsi al castello di La Muette, al limitare del bois de Boulogne, dove, la mattina successiva, gli viene comunicato il decesso dell'amata. Aveva chiesto di non essere disturbato se non in caso di estrema urgenza e solo pochi intimi avevano ricevuto l'ordine di raggiungerlo.
Sin dall'infanzia, la morte aveva ossessionato il re. Si era infatti portata via tutti i maschi della famiglia reale per designare proprio lui, gracile principino di due anni, quale successore del più prestigioso dei monarchi. Egli era infatti salito al trono alla morte del Re Sole, suo bisnonno (1715), con il nome di Luigi XV. Aveva solo cinque anni, ma la trepida sollecitudine di cui era circondato gli aveva fatto prendere ben presto coscienza della propria onnipotenza e al tempo stesso della propria vulnerabilità: allevato nella paura del diavolo e dell'inferno, al minimo raffreddore si temeva per la sua vita. sin da giovanissimo, si era quindi abituato all'idea della propria fine, che si compiaceva di evocare sovente, forse per tentare di esorcizzarla. Parlava spesso della morte, dei moribondi e dei castighi dell'aldilà e un giorno, al duca de Luynes che gli consigliava di scacciare quelle immagini dalla mente, rispose: <<Perché? Si può forse evitare che giunga questo momento?>>.

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