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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Questione di Incipit #8

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui le prime due pagine di un libro.

L'incipit di quest'oggi lo scopro assieme a voi, visto che si tratta del libro che sto per iniziare a leggere:

Non torneai mai più

di

Hans Koppel

non tornerai mai più

1

Aveva scritto che le piacevano le passeggiate nei boschi e le serate tranquille a casa, e che cercava qualcuno a cui brillassero gli occhi. Sembrava una beffa, la caricatura dell'individuo più melenso sulla faccia della terra. Come se non bastasse, riempiva i suoi messaggi di faccine sorridenti: non c'era riga senza un'icona gialla.
Si erano parlati al telefono la sera prima e avevano preso accordi per incontrarsi al bar del ristorante Gondolen.
Dalla voce, ad Anders era parso che avesse più di trentadue anni e, scherzando, le aveva chiesto se la foto pubblicata online non l'avesse scattata un bel po' di anni e di chili prima. Allora lei gliene aveva mandata un'altra, fatta al momento, a braccio testo, con la fotocamera del cellulare.
Anders l'aveva osservata a lungo prima di andare a dormire. Tutto sommato, poteva anche avere la voce di una centenaria ed essere stupida come una capra: valeva la pena rischiare.
L'ideale era un aperitivo. Di solito bastavano pochi minuti per capire se chi aveva davanti faceva al caso tuo oppure no. Un invito a cena poteva tramutarsi in un supplizio: seduti per ore uno di fronte all'altra, con un sorriso d'ordinanza stampato in faccia. Per carità. Chiunque avesse un minimo di esperienza optava per un bicchiere al bar; se funzionava, si poteva proseguire la serata altrove.
Alle diciotto e trenta esatte Anders era a destinazione e, dalla vetrata panoramica del locale, ammirava la vista notturna su Skeppsholme e Djurgarden.
"Qual è il porblema?" meditò. Che fosse davvero ottusa? E a chi poteva importare, con quel fisico da urlo? No, doveva esserci qualcos'altro: qualche tic imbarazzante, magari, o un alito pestilenziale, o forse era frigida.
"Mmm. Acqua cheta..." pensò.
Il telefono vibrò. Rispose.
<<Ciao,>> lo salutò <<sono io. Scusa se non ho chiamato prima, ma sono appena rientrata dal Pronto Soccorso.>>
<<Dal Pronto Soccorso? Stai bene?>>
Anders Egerbladh benedisse la sua presenza di spirito, la sua proverbiale empatia. L'unica cosa che lo preoccupava, in realtà, era se l'incidente potesse in qualche modo influire sulle sue chance di portarsela a letto.
<<Sono scivolata sulle scale e mi sono slogata una caviglia>> continuò lei. <<Credevo che fosse fratturata, ma non c'è niente di rotto, anche se ora non mi reggo in piedi.>>
<<Poverina.>>
Anders bevve un sorso della sua birra, facendo attenzione a deglutire in silenzio; non voleva apparire indifferente.
<<Oh, non preoccuparti, mi hanno fatto una fasciatura e mi hanno dato un paio di stampelle, ma così come sono temo di non riuscire a raggiungerti; non è che...

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