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La Libridinosa|Cosa fai nella vita?|Leggo!

Questione di Incipit #7

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene dacostringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui le prime due pagine di un libro.
L'Incipit di questa settimana  è tratto dal libro che sto leggendo:
La lettrice di tarocchi
di
Jeanne Kalogridis





ROCCA DI RAVALDINO
10 DICEMBRE 1499
La fine del mondo arriverà, dicono i predicatori mendicanti, il primo gennaio del 1500. Dio non può più tollerare le azioni degli uomini malvagi e li fulminerà. La Cassandra più famosa, il monaco Savonarola di Firenze, sosteneva che Dio fosse particolarmente offeso dagli spudorati peccati sessuali di papa Alessandro VI, che ha portato con sé in Vaticano l'amante sedicenne e i figli illegittimi.
In quel terribile giorno, affermano i profeti, la Terra tremerà fino a sgretolarsi e noi peccatori cadremo urlando in ginocchio. Per gli empi non ci sarà pietà. Quanti di noi non avranno avuto fede saranno gettati per sempre nel lago di fuoco. Il mondo finirà con un cataclisma e al suo posto sorgerà un nuovo regno.
Tra quindici giorni sarà Natale, il che significa che tra poco più di tre settimane, secondo i fedeli, l'ira divina si abbatterà su di noi. MI chiedo se io e la mia signora Caterina vivremo abbastanza per vedere cosa accadrà.
Per il momento tuttavia è mezzanotte e oltre le mura della rocca di Ravaldino è tutto tranquillo. Sono stesa su una piccola branda nell'ampio guardaroba della mia signora, utilizzato ora per conservare munizioni e polvere da sparo anziché abiti e copricapi, e quindi pregno del fetore della guerra. Vorrei tanto dormire, ma in questi giorni il sonno tarda a giungere.
Soprattutto stasera, con il rumore proveniente da letto nella camera di Caterina. Mi si è intorpidito il braccio e per muoverlo mi giro sulla stretta branda. E' scomoda e piena di gobbe, non sono abituata a dormirci. Mi trovo così rivolta verso la tenda di velluto che copre il vano della porta.
Purtroppo non lo copre a sufficienza. Il velluto è un po' troppo stretto e nelle fessure tra esso e le pietre scorgo Caterina seduta al centro del grande letto, illuminata dalla lampada sul comodino. E' nuda e la luce conferisce alla sua pelle bianca una tonalità calda, come se si fosse immersa nel miele. Il tronco è lungo e magro; la vita, dopo tanti bambini, ancora sottile. Mi dà la schiena mentre siede cavalcioni sull'amante supino e si accoppia vigorosamente con lui. I bei muscoli delle spalle, del dorso e delle braccia si contraggono, la folta treccia bionda, che le arriva alla base della schiena, oscilla come un pendolo.
Il suo ultimo amante, Giovanni di Casale, sdraiato passivo sotto di lei, geme per il piacere e lo sfinimento, ha la testa reclinata sul cuscino e le sue lunghe gambe ossute spuntano sotto le natiche sode della mia signora. Ha quarant'anni, solo quattro di più dell'insaziabile Caterina, ma sembra di vent'anni più vecchio. Ha i capelli rossi, un principio di calvizie e la pelle flaccida di un bianco malsano che ricorda il ventre dei pesci. Caterina gli si appoggia per un istante sul petto e la pelle di lui tremola leggermente sotto le sue mani. E' il segretario della mia signora, non un soldato.
Dopo un'intera giornata trascorsa a condurre esercitazioni militari e a provare l'artiglieria, la contessa Caterina Sforza, signora di Forlì, è ancora piena di desiderio e d'energia. Lascia il petto lentigginoso di Giovanni e ruota le anche sopra le sue con un movimento lento, come per schiacciarlo, Giovanni ansima in preda a un'estasi crescente.

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