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lunedì 5 agosto 2013

Questione di Incipit #5

L’Incipit è l’arte di iniziare un libro talmente bene da costringere il lettore a proseguire la lettura!
Solitamente, l’Incipit è costituito dalla righe iniziali di un libro, diciamo pure la prima frase. Io, invece, ho deciso di andare un po’ oltre e riportarvi qui il primo capitolo di un libro.
Generalmente, se il primo capitolo è scritto bene, è una buona premessa perché il libro sia valido.

L'incipit di questa settimana è tratto da

Il mio nome è Nessuno. Il giuramento

di

Valerio Massimo Manfredi

il mio nome è nessuno

UNO

Mi chiamarono Odysseo perché così aveva stabilito mio nonno Autolykos, re di Acarnania, giunto in visita al palazzo un mese dopo la mia nascita. E preso mi resi conto che gli altri avevano un padre e io non l'avevo. La sera, prima di addormentarmi, chiedevo alla nutrice: <<Mia, dov'è mio padre?>>.
<<E' partito con altri re e guerrieri alla ricerca di un tesoro in un luogo lontano.>>
<<E quando torna?>>
<<Non lo so. Non lo sa nessuno. Quando si parte per mare non si sa quando si torna. Ci sono le tempeste, i pirati, gli scogli. Può succedere che la nave vada distrutta e che qualcuno si salvi nuotando verso terra. Ma poi deve aspettare che passi un'altra nave e possono trascorrere mesi, anni. Se poi si ferma un vascello pirata, li prende e li vende come schiavi nel porto successivo. Quella del marinaio è una vita rischiosa. Il mare nasconde mostri terribili e creature misteriose che vivono negli abissi e salgono alla superficie nelle notti senza luna...Ma adesso dormi, piccolo.>>
<<Perché è andato a cercare un tesoro?>>
<<Perché ci sono andati tutti i guerrieri più forti di Achaja. Poteva tuo padre mancare? Un giorno i cantori racconteranno questa storia e i nomi degli eroi che vi hanno preso parte saranno ricordati in eterno.>>
Io annuivo con il capo come per approvare ma non capivo del tutto perché si dovesse partire, rischiare la vita solo perché qualcuno un giorno cantasse di te raccontando che avevi avuto il coraggio di partire e di rischiare la vita.
<<Perché devo dormire con te, mai? Perché non posso dormire con mia madre?>>
<<Perché tua madre è la regina e non può dormire con uno che bagna ancora il letto.>>
<<Io non bagno il letto.>>
<<Bene>> rispose la nutrice, <<da domani dormirai da solo.>> E così fu. Mia madre allora, la regina Anticlea, mi fece trasferire in una camera tutta mia con un letto di quercia decorato con intarsi d'osso. Mi fece dare una coperta di lana fine ricamata con fili di porpora.
<<Perché non posso dormire con te?>>
<<Perché non sei più un bambino e perché sei un principe. I principi non hanno paura a dormire da soli. Ma per un po' ti manderò Femio. E' un bravo giovane: sa tante bellissime storie e te le canterà finché non sarai preso dal sonno.>>
<<Quali storie?>>
<<Quelle che vuoi tu: le imprese di Perseo contro Medusa, di Teseo contro il Minotauro e tante altre.>>
<<Posso chiederti una cosa?>>
<<Certo.>>
<<Questa sera vorrei che fossi tu a raccontarmi una storia, quella che vuoi. Una cosa che ha fatto mio padre. Raccontami di quando lo hai incontrato la prima volta.>>
Sorrise e si sedette vicino a me accanto al letto: <<Accadde quando mio padre lo invitò a una battura di caccia.I nostri regni erano confinanti, quello di Laerte a occidente sulle isole, quello di mio padre in terraferma. Era un modo per fare causa comune, per allearci contro invasori esterni. Fui fortunata. Poteva capitarmi di sposare un vecchio grasso e calvo: tuo padre invece era bello e forte; aveva soltanto otto anni più di me. Solo, non sapeva cavalcare. Fu mio padre a insegnargli e gli regalò anche un cavallo>>.
<<Tutto qui?>> le domandai. Immaginavo una lotta per liberarla da un mostro o da un crudele despota che la teneva prigioniera.
<<No>> rispose, <<ma non posso dirti altro. Un giorno, forse. Quando potrai capire.>>
<<Io posso già capire.>>
<<No. Non ora.>>
Passò un altro anno senza che arrivassero notizie del re, ma avevo un maestro, ora, che sapeva tutto e mi aveva raccontato di mio padre. Avventure di caccia, incursioni, battaglie contro i pirati: storie più belle di quelle che mi raccontava mia madre. Lui, il maestra, si chiamava Mentore. Era un giovane con gli occhi scuri e una barba nera che lo faceva sembrare più grande di quel che non fosse. Sapeva rispondere a qualunque domanda tranne che all'unica che mi interessava: "Quando torna mio padre?".
<<Ma tu te lo ricordi tuo padre?>>
Accennai di sì con il capo.
<<Ah sì? Allora di che colore ha i capelli?>>
<<Neri.>>
<<Tutti hanno i capelli neri su questa isola. E lo sguardo?>>
<<Acuto. Colore del mare.>>
Mentore mi scrutò fino in fondo agli occhi: <<Lo ricordi davvero o cerchi di indovinare?>>.
Non risposi.

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